La tête dans les nuages...

... perchè ti tiene giù soltanto un filo, sai...

 

Di Me e dell’Ottimismo


Posted: dicembre 5th, 2014 | Author:
Filed under: La Tête

No Comments »

Sono una persona ottimista.
Punto.
E lo si vede lontano un miglio.
Letteralmente.
Io son quella che, quando il cielo nero che più nero non si può decide di lasciare i rubinetti aperti a tempo indeterminato, passeggia allegra sotto l’ombrello con in testa gli occhiali da sole.

Sono una persona ottimista.
Punto.
E faccio bene.
Ho camminato in lungo e in largo sotto la pioggia scrosciante con gli occhiali da sole in testa.
Durante il viaggio di ritorno da Roma, di nuvole non c’era nemmeno più l’ombra.
Visto?

No Comments »

Di Me e dei Work in Progress


Posted: maggio 25th, 2014 | Author:
Filed under: Dans, La Tête, Les Nuages

No Comments »

Mi disturbano le indefinitezze.
Mi piacciono le cose con una propria forma, che abbiano le idee chiare sul cosa e come sono.
Immagino sia per questo che non amo i bambini e i cuccioli.
Che razza di persona è una che non ama i bambini e i cuccioli? Come può qualcuno non amare i cuccioli?

Non fraintendetemi, non è che odi i cuccioli o mi fanno schifo o che so io, semplicemente preferisco un gatto adulto che ha già sviluppato, consolidato e manifestato la sua personalità.
Idem per le persone.
I bambini – tranne alcuni rarissimi casi in cui il soggetto in questione è un’eccezione di quelle OnceInALifetime che hanno un’identità così spiccata da farti innamorare di loro all’istante – sono un enorme work in progress.
E io, con i work in progress, non ci vado daccordo.

Il loro esser una tela bianca, potrebbe argomentare qualcuno parlando dei cuccioli d’uomo, è ciò che li rende tanto interessanti. Potranno essere qualsiasi cosa. Il fascino delle infinite possilibità…
Bella roba.
Sull’attestato di terza media i miei professori scrissero a ognuno di noi studenti un “consiglio” su quale strada poter intraprendere. Alcuni erano piuttosto specifici tipo “ha un futuro da avvocato/medico/insegnante”, altri più generici tipo “è portato per le materie scientifiche”. Nel mio caso scrissero testualmente “può fare qualsiasi cosa”.
Di nuovo, bella roba.

Se alcune persone di fronte allo sconfinato oceano delle possibilità si sentono emozionate e impazienti, alcune altre vengono paralizzate dal peso della scelta.
Soprattutto quelle poliedriche, con milioni di interessi spesso anche discordanti.

Per una che ha sempre amato in egual misura le materie scientifiche e quelle letterarie, anche solo trovarsi a dover scegliere fra liceo classico o scientifico fu un trauma.
Iniziato con il classico e diplomatami allo scientifico, quando s’è trattato di parlare di università il bivio fu fra biologia e lingue orientali, poi diventata storia delle religioni. La stessa cosa proprio eh? Per non parlare delle volte in cui ho immaginato una vita da insegnante o da neurochirurgo, da scrittrice o da proprietaria di un negozio di informatica, da artigiana o da business-woman. Ogni strada che avessi deciso di intraprendere, ne avrebbe escluse inevitabilmente altre millemila altrettanto interessanti, promettenti, emozionanti.

Essere una sintesi di opposti stranamente e bilanciatamente coesistenti è un problema che mi porta a provare grande insofferenza nei confronti di quello che percepisco come indefinito o poco chiaro.
E la cosa ancora più contraddittoria è che io son quella che ha sempre odiato le definizioni, che ha sempre sostenuto che “ciò che mi definisce mi limita”. Eppure è di cose definite che ho bisogno intorno. Di cose/persone con una loro forte e solida personalità e identità. Forse proprio per far fronte alla mia indefinitezza.

Fico, ho appena messo a fuoco un nuovo tratto sul quale dover lavorare.

E via che si riparte col Work in Progress…

No Comments »

Di me (?) e della vecchiaia


Posted: gennaio 9th, 2014 | Author:
Filed under: La Tête

1 Comment »

Mi sono imbattuta – assolutamente per caso – in una foto di Goldie Hawn del 2012 e per poco non cado dalla sedia.
Mi è sempre piaciuta tanto lei, con quell’aria svampita e la faccetta “acqua e sapone”.
Poi te la dimentichi per un decennio e puff, te la ritrovi in versione Versace.

Quando vedo queste cose non posso fare a meno di pensare a quanto sia TRAGICO che nessuno ci insegni più a invecchiare.
Zero vie di mezzo, due sole varianti: da una parte le mummie tirate a lucido per la festa, quegli imbarazzanti mascheroni che cercano disperatamente di far passare degli “ormai” per degli “ancora” e dall’altra quei piagnucolanti fantasmi sfatti, in cerca di compassione, abbandonati e dimenticati prima di tutto da sè stessi che vivono del riflesso della pena che riescono a provocare nel prossimo, come una forma di ricatto.

Dove sono la saggezza, la forza, la “calma dopo la tempesta” propria dell’anziano della tribù? Quello che ha visto tutto, sentito tutto, vissuto tutto e cui gli altri si rivolgono per ottenere una direzione?
Dove sono gli anziani che INSEGNANO che essere dove sono loro (e dove presumibilmente finirai anche tu) non è la cosa peggiore che possa capitare al mondo, ANZI?

Sono LORO che ci fanno temere la vecchiaia. Il terrore di finire in quel modo lì.
Ma è anche vero che di gente con le palle ne è rimasta veramente poca, pochissima. Quelli che son già ombre evanescenti da giovani, cosa vuoi che diventino da vecchi?
Pensandoci, se il mondo funzionasse al contrario, alla Benjamin Button per dire, e vedessi il 90% dei ragazzini nei quali mi imbatto quotidianamente beh, avrei decisamente terrore di ringiovanire e ritrovarmi come loro!!!

Tutto sommato, la vecchiaia con la quale abbiamo a che fare è quella di un’altra generazione, abissalmente diversa dalla nostra.
Sono davvero curiosa (e anche un po’ spaventata onestamente) di vedere come sarà la mia, di generazione, fra un trentennio…
Per ogni aspirante velina c’è una donna consapevole, che ha appeso al chiodo la superficialità, l’ignoranza e il qualunquismo con i quali si cerca da sempre di nutrire le folle e ha cercato una sua strada verso una forma di pensiero critico che le permettesse di mettere in pratica la turbolenta trasformazione da massa a individuo.
Per ogni shoppingomane griffata e consumatrice di McDonald’s accanita c’è un’amante dell’artigianato o del fai da te e coltivatrice dei propri stessi alimenti che guarda alla salute sua e del proprio pianeta.
Per ogni consumista pronta a spendere 400 euro ogni anno per un telefono nuovo che ha un tastino in più rispetto a quello dell’anno precedente, c’è una conservatrice/riciclatrice che si prende cura dei suoi oggetti per ANNI finchè non si distruggono e che, anche quando si distruggono, trova il modo di utilizzarli in modi alternativi.

Forse tutto sommato la nostra, di vecchiaia, qualche speranza in più potrà averla.

Io, nel mio piccolo, aspiro a diventare una di quelle (ormai rare) vecchine che si porta in giro ridendo di tutti i suoi acciacchi, riempiendo le mie giornate con i millemila interessi che da sempre mi appartengono ed essendo un buffo ibrido di saggezza, cazzoneria e leggerezza.
Sogno di arrivarci il più gracefully possibile, con tutte le mie splendide rughe a sottolineare i millemila sorrisi (del resto stica, chè solo dei sorrisi ho intenzione di tener traccia!) che mi ci avranno fatta arrivare.

Ah, le rughe… Non ho MAI capito come qualcuno possa volersi sbarazzare di loro.
Oggi, più che mai, che mi guardo allo specchio e vedo i primi di quelli che vengono chiamati segni d’espressione intorno agli occhi, mi chiedo come qualcuno possa provare il desiderio di spianarli, di cancellarli dal proprio viso estirpando tutto ciò che significano e che rappresentano.
Faccia attenzione, diceva Emily Dickinson, quando prende in mano il coltello, il chirurgo! Sotto quelle incisioni precise e sottili s’agita colei che è sotto accusa: la vita.

Tutte quelle persone che negano o temono l’arrivo della vecchiaia stanno, di fatto, rinnegando la loro stessa esistenza, tutto ciò ch’è stato prima e ciò che sarà (o potrebbe essere se solo lo volessero) dopo.

Di esempi che ci fanno tremare al sol pensiero di invecchiare ne abbiamo tanti, troppi, ovunque.
Quello che auguro a me stessa e alla mia generazione per la nostra vecchiaia comune è, invece, di esser esempi che facciano emozionare al sol pensiero di raggiungerli quei 60-70-80 anni

Come fa questa meraviglia qui che, bellezza sconvolgente a parte, la guardi e pensi


“wow… ma allora è possibile invecchiare cosi?
Con quella semplicità, quel sorriso, quella serenità, quell’espressione consapevole e appagata di accettazione e non rassegnazione,
quella naturalezza, quella luce negli occhi e quell’eleganza graziosa e pulita senza fronzoli e squallore?
Non ne avevo idea!
L’idea di invecchiare non è più così spaventosa.
ANZI
.”

Da bambina guardavo i ragazzi di 15-16 anni e pensavo “wow, non vedo l’ora di avere 16 anni anch’io”.
A 16 pensavo che sarebbe stato favoloso quando ne avessi compiuti 18.
A 18 immaginavo i 30 come qualcosa di WoW.
E queste mie “aspettative” non sono mai state deluse. Mai una volta.
Non che bruciassi tappe o che so io eh, semplicemente immaginavo quell’età come magica per qualche strano motivo, come se avesse in serbo per me qualcosa di preziosissimo.
E così è sempre stato.

Oggi, quando penso che fra sette anni e mezzo avrò quarant’anni, quello che provo è curiosità ed emozione.
Idem pensando ai cinquanta. Idem per i sessanta e così via.

Perchè SO che, qualsiasi età raggiungerò, sarò esattamente come sogno fin da ora di essere, il tipo di persona che da anni mi vado costruendo giorno dopo giorno.
E questo, io, lo trovo entusiasmante.

Ergo è questo l’augurio per il 2014 che rivolgo alla mia generazione (e non solo): di iniziare a diventare fin da oggi il tipo di sessantenne che farà pensare ai trentenni “non vedo l’ora di arrivare alla sua età…”

1 Comment »

Tags: , ,

Di Me e del Mio Odio nei Confronti del Tempo


Posted: ottobre 20th, 2013 | Author:
Filed under: Dans, La Tête, Les Nuages

3 Comments »

Quando siamo piccoli anche quella famigerata ora prima di poter fare il bagno in mare o in piscina sembra non passare mai.
Se un’ora è lunghissima, un giorno non finisce mai, una settimana è una vita, un mese un’eternità, un anno nemmeno a parlarne.

Crescendo il rapporto con il tempo si stravolge.
Corriamo di qua, corriamo di la e i giorni si rincorrono senza sosta, le settimane ci scivolano di mano diventando mesi senza lasciarci nemmeno il tempo di rendercene conto.

Eh, il tempo.
Lo odio, il tempo.

Odio come vola quando non vorresti che passasse, odio come le lancette dell’orologio restano immobili quando vorresti che fosse già domani, dopodomani o l’anno prossimo…

Il rapporto che ho con il tempo è da sempre uno dei più difficili ma mai prima l’avevo odiato così tanto.
Oggi lo odio per essere passato senza che me ne rendessi conto, per non averlo saputo sfruttare meglio, per avermi dato l’illusione che ce ne sarebbe stato ancora tanto.

Perchè è questo che fa, il tempo. Ti fa scordare di sè, di quanto sia bastardo, di quanto non basti mai, di quanto voli in fretta.

Passa una settimana, poi un mese, poi ti dici ok, lunedì prossimo quando accompagno l’orso all’aereoporto faccio un giro di saluti a Roma.
Lunedì prossimo.
Sembra così vicino, no?
Perchè tanto si, hai tutto il tempo del mondo.

E invece no.

Per quanto si possa esser convinti del contrario, il tempo non c’è. C’è per fare tutto, capiamoci, o quasi. Ma non per rimandare.
Pensare di avere ancora tempo è il più enorme torto che possiamo fare a noi stessi e alle persone che amiamo.
E, ovviamente, lo capiamo quando è troppo tardi.
Quando quel tempo che credevamo di avere ci vien sottratto.

E tu rimani lì, un sabato qualsiasi, con la bocca aperta a ripetere come un disco rotto “lunedì… sarei andata lunedì… volevo andarci dopodomani…”
Ma dopodomani non esiste. Non per le cose importanti. Non per quelle che se tardi un minuto sarà semplicemente troppo tardi.

Lo odio, il tempo.
Lo odio.
E non smetterò mai di odiarlo.
Così come non smetterai mai di mancarmi tu, nonno.

3 Comments »

Di me e del correre. Con o senza i lupi.


Posted: settembre 28th, 2013 | Author:
Filed under: La Tête, Les Nuages

No Comments »

Facebook mi bombarda di banner che recitano robe strane tipo “vuoi perdere la pancia? Scopri questo metodo curioso che ti farà perdere 1kg al giorno”.

Ora, fermo restando che se mi mettessero un banner con un costume olimpionico ci cliccherei all’istante mentre su uno come quello sopra citato non ci cliccherei manco se il cursore ci finisse sopra per sbaglio a causa di qualche pelo di gatto (non vi è mai capitato? Che un pelo finisca sotto un mouse ottico e il cursore sparisca chissà dove nello schermo? Eh, beati voi >_>)… dicevo, fermo restando tutto ciò, il proliferare senza limiti di simili banner mi fa capire quanto siano sempre più le persone che vogliono essere “magre” ma NON stare/sentirsi bene.

Ho fatto milioni di diete dall’adolescenza a oggi e MAI, nemmeno quando funzionavano a puntino, mi son sentita bene come quando lo sport e un’alimentazione equilibrata hanno fatto parte della mia quotidianità.
E pensavo a quanto sia triste che si continuino a proporre soluzioni a un problema che non esisterebbe nemmeno più se si ricordasse alle persone quanto faccia stare bene fare tutto ciò che per qualche motivo abbiamo iniziato a considerare troppo noioso/stancante/complicato.
Tutti da ragazzini abbiamo fatto uno o più sport e molti di noi, crescendo, hanno perso questa abitudine per colpa di orari, costi delle palestre/piscine, semplice stanchezza, pigrizia mentale o il famigerato “vorrei, ma non ho tempo…”

Beh, vi giuro sulla mia vita che dedicare quei 40 minuti di Dr. Who a un po’ di attività fisica farà una differenza ABISSALE.
L’energia sarà incredibile, il vostro corpo ringiovanirà diventando sodo, tonico, asciutto e, quello che all’inizio potrebbe essere (anzi, sarà, poco da fare) solo una faticaccia immane, dopo già un paio di settimane diventerà un’abitudine della quale non potrete più fare a meno perchè sia il durante che il dopo vi faranno stare TALMENTE TANTO BENE che quando arriverà la domenica penserete “ooonnnnò, cacchio, oggi la piscina/palestra è chiusa… ok, prendo la bici e mi faccio un’oretta a spasso!” (true story >_>)

Non mi stancherò MAI di rompere le biglie a chi ho intorno perchè venga a nuotare con me, a correre, a pattinare, in bici (Orso preparati chè chiedo a Ciop di prestarci la sua MB, la carichiamo sul treno e ci giriamo tutto il centro di Roma in bici!!! :D ) perchè credo fermamente che l’avversione di molti nei confronti dell’attività fisica sia solo un’abitudine, mentale o non.

Per anni mi son nascosta dietro il “non ho tempo, odio sudare, non ho abbastanza costanza, non mi piace perchè mi fa male tutto durante e dopo ecc”
La verità è che non sono mai arrivata al giro di boa, quello che ti porta dal “mi sto allenando con fatica/dolore/noia” al “mi sto allenando con piacere/divertendomi” ed è QUELLO il solo, unico, vero ostacolo da superare.

Un po’ come un uomo vissuto in una caverna per tutta la sua vita. La prima volta che esce e vede la luce, tutto quello che prova è dolore, accecamento, fastidio… Ma una volta abituato, mi vorreste dire che la fatica e la pena necessarie ad abituarsi alla luce del sole PER QUEI PRIMI MINUTI non varrebbero la pena per un’intera vita di colori?

Un mese. Me lo disse la dolce metà all’inizio. Un mese è quanto occorre perchè una qualsiasi cosa diventi un’abitudine. Per un mese intero, senza sosta, fai quel qualcosa che vorresti diventasse un’abitudine.
L’ho ODIATO, quel mese.
Oggi so che è stato il mese più importante della mia intera esistenza, quello che mi ha cambiata in tutto e per tutto. In quel mese ho aumentato fiato, resistenza, forza. In quel mese son passata dal correre un quarto d’ora rischiando la morte per infarto e con l’occhio sull’orologio pregando che quei 15 minuti passassero il prima possibile al correre un’ora dovendomi fermare SOLO perchè avevo altre cose da fare ed ero costretta a smettere.

Credo sia per questo che mi piacciono tanto i 30 days challenge che girano in rete ultimamente, ti permettono di avere un assaggio di quanto qualcosa di apparentemente impossibile, con la costanza e la pazienza, possa adiventare assolutamente possibile. 
Diciamocelo, quando ho deciso di provare il 30 days squat challenge, mai e poi mai avrei creduto di poter arrivare, dopo soli 30 giorni, a fare 250 squats. 250… mi sembravano un’enormità. E invece l’ho fatto. E senza la benchè minima fatica aggiungerei. Perchè giorno dopo giorno il mio corpo è cambiato. Poco alla volta, impercettibilmente, ma quei muscoli che il primo giorno non volevano saperne di tirarmi su e giu 50 volte di fila, hanno capito che facevo sul serio e si son messi d’impegno. Son cresciuti, si son rafforzati e alla fine mi hanno accompagnata al traguardo senza farmi pentire di aver anche solo pensato di poter fare 250 squat. 

La stessa cosa mi sta succedendo con la piscina. Nuotare è uno sport particolare. Per quanto tu sia allenata, ci sono muscoli che vengono messi in azione che non sapevi nemmeno di avere sotto gli strati di ciccia e, credetemi, quelli i primi tempi si fanno sentire. Quindi dopo 5 vasche (andata e ritorno -> 250 metri) belle spedite con un’attenzione particolare allo stile, alla pulizia dei movimenti, inizi a concederti licenze poetiche trasformando una rana prima perfetta in un rospo con caviglia slogata, spalla lussata, costipazione e singhiozzo cronico. 
Solo adesso, dopo più di due settimane fitte, sto riuscendo a mantenere ritmo/concentrazione/stile per tutti i 1600 metri che – per il momento – riesco a fare in un’ora senza snaturare la mia povera ranocchietta. E vi assicuro che tornare in acqua e sentirsi goffi, per una che ha sempre nuotato bene ed è sempre stata orgogliosa dei suoi stili, è un ENORME colpo all’ego. Ma, al tempo stesso, una gigantesca motivazione. 

Resta il fatto che, stile pulito o meno, distanza/tempo decenti o meno, io durante quell’ora mi sento proprio bene. Ma bene di brutto. Sarà la serotonina, sarà che nuotare prima di tutto mi diverte da morire, così come correre, andare in bici, pattinare e persino sollevare i pesi, perchè mi piace da matti vedere come giorno dopo giorno il mio corpo risponde diversamente alle sfide cui lo sottopongo. Sarà quel che sarà ma se prima durante una domenica pomeriggio di noia e nullafacenza mi sarei messa a guardare qualche episodio di qualche telefilm, ora mi viene da prendere la bici e andarmi a fare un giro. Perchè magari quei 40 minuti di telefilm mi intrattengono e fanno passare il tempo ma quello stesso tempo impiegato per un’attività fisica mi fa sentire bene.

Ciao a tutti, mi chiamo Eleonora, ho 32 anni e soffro di una serissima e incurabile dipendenza da serotonina.

No Comments »

Tags: , , , , ,

Di Me e dell’Ansia


Posted: luglio 15th, 2013 | Author:
Filed under: La Tête

No Comments »

C’è stato un periodo della mia vita in cui ogni più piccola cosa era in grado di scaraventarmi in uno stato di assoluta, attanagliante ansia.
Credo addirittura di aver vissuto fasi durante le quali provavo una sincera e paralizzante paura per più o meno tutto. Tutto quello che poteva andare storto, quello che poteva andare dritto e che non ero pronta ad affrontare, quello che poteva andare di traverso finendo su opzioni che non avevo preventivato e via dicendo.
Ansia, paura, panico persino. La paura di non riuscire e, peggio ancora, quella di riuscire. Chè se mettersi alla prova può spaventare, farlo e riuscire vuol dire non avere più scuse di nessunissimo tipo.
Quante me ne son combinate, quante me ne son raccontate, quanto mi son danneggiata in ogni modo che mi è venuto in mente.  Caratterialmente, professionalmente, fisicamente, emotivamente. Facendo cose sbagliate, in posti sbagliati, con persone sbagliate (santiddio quanto sbagliate!!!), in tutti i possibili modi sbagliati. Ogni cosa che facevo sembrava essere l’ombra pallida e tremolante d’un potenziale inespresso e inutilizzato, il tentativo ultimo di essere meno di quanto in realtà fossi.
Ora riguardo quella me di qualche anno fa e non la capisco più, non la conosco, non mi riconosco in lei così assurdamente diversa da me, da come in fondo sono sempre stata – esclusi quei momenti durante i quali, evidentemente, me ne dimenticavo intendo.

Le preoccupazioni ci sono sempre, ovviamente, non averne affatto significherebbe esser incoscienti, ma sono più “mentali”, sono la semplicissima constatazione di una possibile difficoltà con la quale doversi confrontare.  Il tutto senza quella componente emotiva di angoscia e nervosismo che un tempo sarebbe bastata a schiacciarmi.
E non lo so se dipende dal fatto che sto vivendo uno dei periodi di maggior tranquillità della mia intera esistenza, se dipende dal fatto che ho imparato a riconoscere quanto immensamente fortunata io sia e sia stata  finora – malgrato la mia ventennale convinzione d’esser il trastullo privato della sfiga – o se dipende dall’aver identificato ogni elemento di disarmonia e averlo eliminato dalla mia vita senza pensarci due volte. Io so solo che ho/avrò problemi più o meno complicati da risolvere, sfide più o meno impegnative da affrontare, difficoltà più o meno grandi da superare ma so che nessuna di queste cose sarà in grado di farmi nuovamente provare quell’orrida sensazione di nodo alla gola e di pugno alla bocca dello stomaco.
E questo, più di ogni altra cosa al mondo, mi da la conferma che – se mai avessi avuto anche un solo dubbio in merito – non solo sono sulla strada giusta ma che arriverò molto più lontano di quanto mi sarei mai aspettata di poter arrivare.
Giorno dopo giorno riesco a raggiungere ogni meta che mi ero prefissata e a superarla a grandi balzi.
E se non è questa consapevolezza la più potente cura contro ogni possibile forma di ansia non so davvero cosa possa esserlo…

No Comments »

Di Me e delle Scoperte dell’Acqua Calda…


Posted: luglio 10th, 2013 | Author:
Filed under: La Tête

2 Comments »

Quando una donna ha bisogno di cambiamenti, si sa, i primi ad andarci di mezzo sono i capelli.
Perchè si sente diversa, perchè ha bisogno di vedersi diversa, perchè vuole solo apparire diversa.
Quale che sia il motivo, i capelli sono la via più rapida per urlare al mondo “ehi tu, stupido mondo, io sto cambiando tutto… prova a fermarmi se ci riesci!”
Ieri ero dalla fattucchiera  – si, di nuovo, ormai ho imboccato un tunnel senza uscita – per compiere l’ultimo taglio, quello definitivo: dopo aver eliminato i ciuffi di troppo dietro, era giunta l’ora di eliminare i ciuffi di troppo sopra.
Ora ho ufficialmente e definitivamente i capelli corti.
Dicevo, ieri ero da Paola e parlavamo di questa nevrosi tutta femminile dei capelli legati al cambiamento e viceversa quando ho avuto una rivelazione tutt’altro che rivelatrice.
Ho sempre pensato, le ho detto, che un nuovo taglio comunicasse un “sentirsi nuova” e il bisogno di far coincidere il nuovo fuori col nuovo dentro ma non avevo mai realizzato quanto invece possa dare una spinta verso la direzione che si ha intenzione di prendere. Ci sono dei tagli di capelli che associ inevitabilmente a un certo modo di essere: il taglio timido, quello elegante, quello aggressivo, quello spigliato…
Beh, il mio taglio senza personalità mi stava stretto, avevo bisogno di uno che fosse come voglio sentirmi/essere in questa nuova fase della mia vita e cioè sbarazzino, dinamico, energico, sportivo.
E ora, se è vero che il simile attrae il simile, lasciamo che la legge dell’attrazione faccia il suo lavoro.

2 Comments »

Tags: ,

Di Me e degli Equilibri


Posted: luglio 5th, 2013 | Author:
Filed under: La Tête, Les Nuages

No Comments »

Diceva – un decennio fa – la mia psicologa che per me non sarebbe mai stato come per tutti gli altri, l’equilibrio.
La stasi, nel mio caso, di qualsiasi forma o natura fosse, avrebbe rappresentato la morte.
Io avrei sempre e comunque avuto bisogno di dinamismo nella mia vita.
Un po’ per carattere, chè mi annoio facilmente e si sa; un po’ perchè nella mia testa è installata quella stramba convinzione secondo la cui ciò che non si muove più è morto.
Diceva questo, lei.
Un po’ le credevo anche ma parlando di equilibrio è difficile comprendervi all’interno una qualche forma di mutazione costante, no?
Cioè, quando uno parla di trovare il proprio posto nel mondo… è di UN posto che si tratta, uno che una volta trovato ti ci costruisci una bella tenda canadese dentro e amen.

Poi capisci un giorno che, nel tuo caso, per rimaner sempre uguale a te stessa devi diventare ogni giorno un po’ diversa.
E ogni cosa acquista un senso…

Perchè il tuo posto non è un luogo fisico ma uno stato mentale.
Quello stato mentale che ti permette di restare fedele a te stessa in ogni evoluzione tu possa compiere, definitiva o meno, senza panicare quando la te di ieri ti va stretta e senti di non appartenerti più.
Il mio equilibrio sta, paradossalmente, nel cambiare costantemente.
Ho, come tutti, sempre creduto che il segreto fosse nel conoscere se stessi, nel sapere chi sono io.
E lo so anche eh.
Il bello però è che oggi, oltre a sapere chi sono, so anche chi sono oggi.
So distinguere il mio tronco, inamovibile, radicata fonte di nutrimento, dai miei rami in continuo e costante cambiamento con le loro fantastiche foglie dai mille colori diversi.
E il fatto che riesca a distinguere fra il chi sono e il chi sono oggi è per me, una specie di miracolo.
Perchè quando domani sarò un po’ diversa da quello che ero ieri… saprò seguire la corrente, saprò raggiungermi e non lasciarmi più indietro nel disperato tentativo di ancorarmi a una me che non esiste più.

No Comments »

Tags: , , , , , ,

Di Me e dell’Addio a Sansone


Posted: giugno 20th, 2013 | Author:
Filed under: La Tête

No Comments »

Mia madre è mora. Carnagione scura, occhi verdi.
Mio padre è castano. Carnagione media, occhi castani.
I miei nonni, sia da parte paterna che materna, hanno i capelli neri/castani e gli occhi verdi/azzurri/grigi.
Grande fu la sorpresa di tutti quando nacque questa bimbetta dai capelli biondi.
Bionda bionda biondissima, son cresciuta circondata da gente incantata davanti a quei boccoli d’incomprensibile colore.
Dove sarà mai venuta fuori, sta qua, bionda e con la carnagione bianchissima?
Gli occhi son del papà e su questo non ci piove. Ma il resto… chissà.

Com’è che si dice? Nel regno dei ciechi, colui con un solo occhio è re.

Nata in mezzo a mori d’origine calabro-spagnola, quei capelli son stati il totem intorno al quale ha danzato per anni la mia intera famiglia.
Portati fin da piccola lunghissimi, malgrado il nuoto, malgrado le mie inclinazioni maschiesche, tagliare quei fili d’oro sarebbe stato un sacrilegio.
Non tagliarli mai, mi han detto – chi prima, chi dopo – tutti, sono belli, sani, luminosi, il colore è stupendo e poi quei boccoli… Non cambiarli mai, i capelli sono la tua bellezza!!!

A 17 anni telefonai al mio ex fidanzato, all’epoca dei fatti miglior amico, chiedendogli “tu mi vorresti bene anche se mi facessi i capelli rossi?”
Scoppiò a ridere.
Ero talmente stupida, talmente ancora bionda, che non capii dalla sua reazione quanto profondamente folle fosse la mia domanda.

Tinsi di rosso i capelli. Dopo un mese circa li feci neri. Dopo meno di tre mesi ero tornata al mio colore. Chè lo sfizio me lo ero tolto ma la cosa mi angosciava troppo. Continuavano a rimbombarmi in testa quelle parole: i capelli sono la tua bellezza, non cambiarli mai. Mai. Mai.

Lo scorso agosto, dopo più di 10 anni trascorsi portandomi in giro dei lunghissimi, boccolosissimi capelli biondi, stanca di vedermi sempre uguale, stesso taglio, stesso colore, stessa faccia, ho deciso di farmi nera. Stavolta, a differenza della volta precedente, ho mantenuto il colore per quasi un anno e continuo a mantenerlo con immensa gioia perchè – a differenza della prima volta in cui negai che i capelli fossero davvero la parte migliore di me – mi sento bene, mi vedo bene e, soprattutto, so chi sono.

In barba a chi mi diceva di non cambiare mai, io, oggi, cambio.
E lo faccio tantissimo.
E lo faccio spessissimo.
E continuerò a farlo.
E continuerò a uccidere Sansone ogni volta che rischierò di aver paura di cambiare qualcosa!

 

No Comments »

Di Me e di Parole che Non Bastano


Posted: giugno 16th, 2013 | Author:
Filed under: La Tête, Les Nuages

No Comments »

Domani sarà una settimana che mi sveglio in questa nuova casa.
Domani sarà il mio 32esimo compleanno e lo festeggerò dopo ben 7 giorni di risvegli increduli.

Non è una novità, da qualche mese a questa parte, sentirmi bene. Come non lo è il fatto che questo benessere, in precedenza sempre molto passeggero, abbia deciso di entrare a far parte della mia vita in pianta stabile negli ultimi mesi.
Quello che è nuovo è stato svegliarmi questi giorni in questa nuova casa e capire che “star bene” sta iniziando a diventare esageratamente riduttivo.

Quanto sto bene Ni’, mi scopro a ripetere ogni mattina, appena sveglia, al mio povero pazientissimo Lui, sto veramente completamente B.E.N.E.
E ogni giorno che passa, capisco come questa frase stia smettendo di significare quello che cerco ogni giorno di esprimere.

Non so se troverò mai le parole giuste per descrivere questo periodo della mia vita. Di pensieri e preoccupazioni ne ho ovviamente come tutti, eppure… malgrado problemi, incognite e percorsi accidentati, tutto quello che sento e che provo è pace, serenità, armonia, calma.

Apro gli occhi al mattino, guardo fuori dalla finestra e vedo la mia magnolia in fiore, mi godo il nostro buongiorno restando a rotolare fra le lenzuola fresche, riesco a rubare qualche bacio al gatto ed è tutto semplicemente perfetto.
Così come lo sono la colazione, la mattina di faccende, montaggi, scatoloni, spese, giardinaggi, preparazioni di pranzi e cene, momenti di relax con lui, sul divano, sull’amaca, in giardino, momenti di organizzazione delle faccende pratiche presenti e future…

Fra poco più di tre ore compirò trentadue anni e non c’è assolutamente niente della mia vita che vorrei anche solo lievemente diverso. Niente.

Questo non può essere solo Benessere, non può essere solo Felicità.
Tutto questo dev’essere qualcosa di più ma le parole mi sa che non sono ancora in grado di arrivare lì, dove mi trovo e dove al momento ho piantato radici profonde fino al cuore della terra.

E, per la prima volta nella mia vita, non sono io a NON trovare le parole ma loro a NON riuscire a raggiungere me.

No Comments »

  • "Fanno delle cose, le donne, alle volte, che c'è da rimanerci secchi.
    Potresti passare una vita a provarci: ma non saresti capace di avere quella leggerezza che hanno loro, alle volte.
    Sono leggere dentro. Dentro."
    Alessandro Baricco - Oceano Mare



  • Per chi fosse curioso, o solamente nostalgico, "ieri" è QUI

  • Connect:

  • Ultimi Post

  • Archivio

    • 2014 (5)
    • 2013 (10)
    • 2012 (72)
  • Categorie

  • Follow

  • Tag Cloud

  • Copyright © Eleonora Rossi 2014 | All rights Reserved



    La tête dans les nuages… is proudly powered by WordPress and Ryan McNair