Punti di vista


Posted: gennaio 27th, 2012 | Author:
Filed under: Oi Dialogoi

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N: ricapitoliamo, sei felice perchè è venerdì?
Io: no, è venerdì perchè sono felice
N: °_°
Io: se non fossi stata felice non sarebbe stato venerdì ma un giorno qualsiasi all'interno del quale trascinarmi pesantemente con la sola speranza che finisca il prima possibile!
N: ok ricapitoliamo
N: sei felice
N: perchè è venerdi
N: e basta
Io: nooo è il contrario ti dicooo, come fai a non capire?
N: ah sisi ora ho capito
N: è successo anche a me una volta
N: forse sai passata vicino ad un generatore di corrente. Danneggia il software, devi farti controllare

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Di Me, fin troppo Peanut(s)


Posted: gennaio 27th, 2012 | Author:
Filed under: Parole..., Pensieri

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Charlie Brown: Penso di avere paura di essere felice.
Lucy: Come puoi avere paura di una cosa del genere?
Charlie Brown: Perché quando sei felice, c'è sempre qualcosa che va storto.

 

La mia passione per i Peanuts è nota pressochè a chiunque da più o meno sempre.
Agrodolci. Profondi. Solleticosi. Li adoro.
E oggi mi trovo davanti un Charlie Brown che ha paura di essere felice e mi scoppia il cuore di dolcezza.
Mi vien da ridere, ma roba da ridere coi lacrimoni eh, mica una risatina così, scemotta.
Nono, a me vien da piangere dalle risate.
Perchè io sono sempre stata un po' Charlie. Timido, insicuro, impacciato.
Ma sono anche sempre stata un po' Lucy. Scontrosa, prepotente, spavalda.
E oggi, quando penso a che guerre ho combattuto dentro di me per tenere in bilico questi due eccessi, non posso far altro che sentire una vocina dentro che ridacchia:
E ridacchia di me.
E ridacchia con me.
Perchè anche lei lo sa che la guerra, ormai, è finita.

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Di Me e di… Leeet The River Ruuun


Posted: gennaio 26th, 2012 | Author:
Filed under: J.a.D., Vi(s)ta da Nerd

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Il 28 Novembre 2011 ho iniziato a lavorare presso questa nuova società con la promessa di un contratto di due anni (prima) e uno a tempo indeterminato (poi).
Fra due giorni sono 2 mesi che lavoro qui e di contratti e buste paga ancora nemmeno l'ombra.
Fino a stamattina.

Capo: Ele, prendi il foglio che esce dalla stampante fra 10 secondi e firmalo… è la lettera d'assunzione!
Io: dai??? Fico, iniziavo a non sperarci più!
Capo:  il contratto è di 5 mesi come ti avevo detto, il tempo di metter su la nuova società e poi ti assumiamo con quell'altra come ti avevo spiegato
Io: sisi, ricordo
Capo: ah si, c'è una novità…
Io: ?
Capo: il 31 maggio scade questo contratto e facciamo il nuovo a tempo indeterminato!

 

Voce fuori campo: Cyn? Indovina dove sono?

 

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Di Me e del Ritorno del Sole


Posted: gennaio 25th, 2012 | Author:
Filed under: J.a.D.

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Io lo so mica com'è che succede. Ma succede.
E dopo giorni, forse settimane di grigiume, ti svegli una mattina che c'è il sole.
Ma non uno di quelli timidi e pallidoni.
No, questo è uno di quei soli da lucedentro.

E guidando verso l'ufficio, scopri milioni di colori dei quali avevi dimenticato l'esistenza.
Chè non è ancora Febbraio ma oggi è già Primavera.
E il sole ha acceso tutti i colori del mondo.
E forse anche qualcuno in più.

 

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Di Me e di un Martedì Qualsiasi


Posted: gennaio 24th, 2012 | Author:
Filed under: J.a.D.

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Guidare verso casa percependo un assoluto e genuinamente immotivato senso di benessere e, al rientro, trovare un inaspettatissimo pm Imissyoucuoricioso ad accogliermi.
Come per magia l'esser tornata alle otto di sera dopo una giornata delirante passa in secondo piano.
Zoom su sorriso.

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Di Me e delle Maledizioni


Posted: gennaio 4th, 2012 | Author:
Filed under: J.a.D.

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Credo seriamente che l'unica, vera, immensa maledizione dell'essere umano sia quella di non sapere cosa volere.
O, peggio ancora, di volere cose frivole, caduche, insignificanti.

Ho provato a procurarmi tutto ciò che credevo mi mancasse e, alla fine della giostra, quel senso di "insufficienza" non ha nemmeno accennato alla possibilità di andarsene via.
(Chissà perchè mi viene in mente Pascal e il suo concetto di noia, dell'incapacità dell'uomo di bastare a sè stesso. Si, chissà perchè)

Hhh l'eterna insoddisfazione.
Com'è che era? Possa la tua sete di conoscenza non esser mai sazia e possa la tua coppa non esser mai vuota
Già.

Nella mia eterna lotta contro il tempo, mi trovo ancora una volta a dover tristemente ammettere che, proprio il tempo, è la cosa più preziosa che ho.
E che (cosa direbbe la mia vecchia prof?) non ho ancora imparato come servirmene.

Mi serve del tempo libero.
Mi servono vibrazioni potenti, che provengano da parole, da note o da colori non importa.
Mi serve la capacità di capire cos'è che mi spinge a cercare di colmare questi vuoti "finti".

Mi serve qualcosa che mi scuota.
Di brutto proprio.

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Posted: dicembre 29th, 2011 | Author:
Filed under: J.a.D.

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Il Bisogno vitale di qualche anno in meno.
E non parlo di anagrafica.

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Di Me e della Superficialità


Posted: dicembre 22nd, 2011 | Author:
Filed under: J.a.D.

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Nel mio ufficio non c'è l'acqua. Il comune non ce l'ha ancora attaccata. Questo significa niente termosifoni e – quel che è peggio -  niente bagno.
Il primo giorno di lavoro il miniboss mi fa "guarda, ci sono mille bar qui vicino, prendi la macchina, giri a destra, poi a sinistra, vai su, poi vai giù, conti i dossi, numeri le pecore, fai loro saltare la staccionata e arrivi al bar Toscanini, è dove vado io".

Il bar Toscanini è gestito da due ragazze carinissime, gentili, sorridenti, di quelle persone che ti fanno sentire a casa e ti fanno tornare da loro con piacere. Almeno credevo, fosse gestito da loro. In realtà, credo lo sia, ma non interamente. Si perchè oltre alle due ragazze carinissime, ci sono un padre e una madre. Il padre è un bel signore sulla sessantina con giubbotto stile Top Gun, abbronzatura da marpione e capello brizzolato. La prima volta che lo incontro è lento e impacciato dietro il bancone. La volta successiva sorride sereno come fosse nel suo elemento.
Fin qui niente di strano. Finchè non arriva lei. Elsa (?). La prima domanda che mi rivolge dal suo metro e cinquanta di tintura dozzinale e umore sereno/variabile incastonato nella faccia di un carlino è "lei è una maestra?"
Le rispondo che no, non sono una maestra. E allora vuole sapere chi sono e che faccio. "Ah si? Lavori da Gianluca? Ah lui viene sempre qui eh!"
Per una settimana sono stata la sua cliente preferita. Sorrisi, cara di qua, bella di la, ciao piccola, prego vai usa anche il bagno.
Ieri vado a prendere un tramezzino, le chiedo di scaldarmelo e "nel frattempo posso?" le chiedo indicando il bagno.
Nemmeno il tempo di farmi finire un sorriso che mi URLA "eccheppalle, vai vai, che me lo chiedi sempre? Madonna santa, ormai è di casa e ogni volta posso posso posso"
Se qualcuno di voi sta pensando che fosse un urlo "amichevole" beh… si sbaglia di grosso.

Ho passato il resto della giornata con una sensazione di depressione IMMENSA e solo stamattina credo di averne capito il perchè.

Alle 11 sono andata a cercare un nuovo bar, ne ho trovato uno piccino, su una strada piena di negozietti, gestito da una signora deliziosa che credo si chiami Melania.
Tu entri e ad accoglieri non trovi Melania ma il suo sorriso, di quelli che ti scaldano anche il freddo persistente nelle ossa. Melania sorride con il viso e con gli occhi quando ti da il buongiorno, quando ti porge la tazza bollente, quando ti indica il bagno, quando ti dice di tornare per usarlo quando vuoi, quando da dietro il bancone ti racconta la sua giornata e ti chiede della tua, così, come se vi conosceste da sempre. Elsa ridacchiava mentre ti guardava coi suoi piccoli e gretti occhi maligni, di quelli che ti squadrano cercando in te qualcosa di cui poter parlare male alle tue spalle.
Melania è una di quella che ti abbraccia con lo sguardo, in modo amichevole e confortante.

Nelle ultime quattro settimane, mi sono trovata sbalzata da sorrisi e abbracci quotidiani a silenzi e scleri continui. Sono passata da una pausa caffè con coccole a una con urla e musi lunghi.
Non pretendo che chi mi prepara il caffè mi offra una hug therapy ma le persone non vanno in un bar per bere qualcosa, vanno lì per spezzare, per concedersi un momento di tregua, per non pensare che dovranno ingoiare rospi per ancora enne ore prima di tornare a casa. E a me, questa sensazione di pace momentanea, è mancata per quasi un mese finchè non ho incontrato Melania.

I sorrisi. Sono una delle cose Vere di cui più sento la mancanza. Sono sempre così distratti, superficiali, frettolosi…

Così come le persone con le quali parlare.
Ormai non riesco più a parlare con NESSUNO senza la sensazione netta che non ti sta ascoltando ma solo aspettando il suo turno per dire quello che sta pensando di volerti dire mentre tu cerchi di esprimere quello che forse in fondo nemmeno sai di voler/dover dire.
Quest'impotenza comunicativa unita alla mancanza di qualcuno che sappia farti sentire ascoltata e che sappia capire cosa pensi senza dover aspettare che tu stessa riesca a capirlo per spiegarglielo, mi sta trascinando verso lidi di profonda depressione con conseguente vuoto interiore.

Mi manca il Vero.
Delle Conversazioni ricche, profonde e cervellotiche, di quelle in cui si scandagliano i più profondi fondali dell'Anima.
Dei Sorrisi sinceri e genuini, di quelli che scaldano la punta del naso e delle dita portando via persino l'intorpidimento.
Delle Parole, usate con coscienza e delicatezza e nel modo giusto, al momento giusto.

Mi manca il Vero.
In tutto.

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Di Me e della Semiotica


Posted: dicembre 21st, 2011 | Author:
Filed under: J.a.D., Vi(s)ta da Donna

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Sto leggendo "Diario di Scuola" di Pennac. E a ogni pagina mi viene da piangere.

Ce l'avevo su uno scaffale da mesi credo e solo un paio di giorni fa l'ho preso, subito dopo aver finito "Invisible Monsters". Sono – finalmente, di nuovo – in rush da lettura e ogni cosa che leggo mi colpisce come uno schiaffo a mano aperta.
In questo caso specifico, il caro vecchio Daniel mi sta toccando più di quanto non riesca a spiegare.
Quando parla del suo esser stato somaro, del suo senso di inadeguatezza… non sono mai stata somara, non nel senso stretto del termine. Più che altro ero quella che non andava, che faceva casini, rispondeva male ai prof, si isolava, dava fuoco ai banchi, ma poi pigliava 9 a compiti e interrogazioni davanti alla rabbia e allo sgomento di compagni e insegnanti.

Ero quella senza un futuro certo, la ragazzina difficile, la studentessa fuori corso, la preoccupazione dei nonni, la disperazione dei genitori e l'incognita impazzita per chiunque mi stesse intorno. Ero la persona con mille potenzialità ma nessuna direzione, quella sul cui diploma di terza media la prof scrisse "può fare tutto". Ero la figlia di mio padre. Brava in tutto ma incapace di scegliere una direzione.
In una parola – sempre quella – Randagia.

Credo questo mi desse una qualche forma di speranza. Non essendo ancora niente, sarei potuta esser tutto. Le definizioni limitano, no?
Oggi quando mi chiedono cosa faccio nella vita, rispondo: sono una programmatrice.

Sono. Non "faccio".

Devo lavorare sulla semiotica di me stessa.
Imparare a scindere ciò che faccio da ciò che sono per non lasciare che ciò che faccio mi definisca, mi limiti, mi ingabbi in costrizioni che finiranno inevitabilmente con lo schiacciarmi come un chicco d'uva.

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Di Me e di Quella Volta in cui Andando a Lavoro Ho Svoltato all’Incrocio Sbagliato


Posted: dicembre 21st, 2011 | Author:
Filed under: Istantanee, Vi(s)ta

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Chè la Fantasia fa viaggiare come poche altre cose al mondo e la mia, si sa, vive ormai di vita propria ok, è appurato.
Ma stamattina la situazione direi che si è rivelata vaghissimamente ridicola eh…
Ho seriamente pensato ci fosse qualcosa di allucinogeno nel mio cappuccino al ginseng e, questa foto, più che una testimonianza per voi è una dimostrazione per me di non essermi sognata il tutto.
Ohibò.
Originale anzichenò!

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    (martedì, ago 16. 2011 09:50 PM)
    Fffffrrrr ffffffrrrr
    Brixta: scemo xD
    Fab
    (lunedì, ago 15. 2011 09:03 PM)
    Bella lì! Anzi qui! ;)
    Brixta: <3
    Roberto Bommarito
    (lunedì, ago 15. 2011 04:28 PM)
    uno due uno due
    Brixta: Congratulazioni, sai contare fino a due! :P
    Brixta
    (lunedì, ago 15. 2011 03:13 PM)
    Mh, prova…

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