Posted: gennaio 27th, 2012 | Author: Brixta
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Charlie Brown: Penso di avere paura di essere felice.
Lucy: Come puoi avere paura di una cosa del genere?
Charlie Brown: Perché quando sei felice, c'è sempre qualcosa che va storto.

La mia passione per i Peanuts è nota pressochè a chiunque da più o meno sempre.
Agrodolci. Profondi. Solleticosi. Li adoro.
E oggi mi trovo davanti un Charlie Brown che ha paura di essere felice e mi scoppia il cuore di dolcezza.
Mi vien da ridere, ma roba da ridere coi lacrimoni eh, mica una risatina così, scemotta.
Nono, a me vien da piangere dalle risate.
Perchè io sono sempre stata un po' Charlie. Timido, insicuro, impacciato.
Ma sono anche sempre stata un po' Lucy. Scontrosa, prepotente, spavalda.
E oggi, quando penso a che guerre ho combattuto dentro di me per tenere in bilico questi due eccessi, non posso far altro che sentire una vocina dentro che ridacchia:
E ridacchia di me.
E ridacchia con me.
Perchè anche lei lo sa che la guerra, ormai, è finita.
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Posted: dicembre 21st, 2011 | Author: Brixta
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Sto leggendo "Diario di Scuola" di Pennac. E a ogni pagina mi viene da piangere.
Ce l'avevo su uno scaffale da mesi credo e solo un paio di giorni fa l'ho preso, subito dopo aver finito "Invisible Monsters". Sono – finalmente, di nuovo – in rush da lettura e ogni cosa che leggo mi colpisce come uno schiaffo a mano aperta.
In questo caso specifico, il caro vecchio Daniel mi sta toccando più di quanto non riesca a spiegare.
Quando parla del suo esser stato somaro, del suo senso di inadeguatezza… non sono mai stata somara, non nel senso stretto del termine. Più che altro ero quella che non andava, che faceva casini, rispondeva male ai prof, si isolava, dava fuoco ai banchi, ma poi pigliava 9 a compiti e interrogazioni davanti alla rabbia e allo sgomento di compagni e insegnanti.
Ero quella senza un futuro certo, la ragazzina difficile, la studentessa fuori corso, la preoccupazione dei nonni, la disperazione dei genitori e l'incognita impazzita per chiunque mi stesse intorno. Ero la persona con mille potenzialità ma nessuna direzione, quella sul cui diploma di terza media la prof scrisse "può fare tutto". Ero la figlia di mio padre. Brava in tutto ma incapace di scegliere una direzione.
In una parola – sempre quella – Randagia.
Credo questo mi desse una qualche forma di speranza. Non essendo ancora niente, sarei potuta esser tutto. Le definizioni limitano, no?
Oggi quando mi chiedono cosa faccio nella vita, rispondo: sono una programmatrice.
Sono. Non "faccio".
Devo lavorare sulla semiotica di me stessa.
Imparare a scindere ciò che faccio da ciò che sono per non lasciare che ciò che faccio mi definisca, mi limiti, mi ingabbi in costrizioni che finiranno inevitabilmente con lo schiacciarmi come un chicco d'uva.
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Posted: dicembre 20th, 2011 | Author: Brixta
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Chè in realtà, ben più di due volte mi son lanciata negli ultimi mesi ma tant'è, mi lancio e bi.lancio. E chissà che non mi tri.lanci anche.
Chè qui ci son clienti che si congratulano con Gianluca (il miniboss) per il nuovo acquisto (me), capi supremi che manifestano uno stupito compiacimento al miniboss, colleghi che mi comunicano una schietta e diretta ammirazione… E io sono qui, con la me testa che gioisce di ogni minuscola vittoria e la me stomaco che sente un vuoto gonfio, pulsante e urlante all'altezza dello sterno.
Sono qui che risolvo ticket, picchietto sui tasti di un pc bello bello, in un ufficio bello bello, realizzando cose belle belle che verranno cambiate dopo pochi mesi, stravolte, rinnovate, demolite, cancellate.
E io sono qui, che esco alle 8 di casa e rientro alle 19 con quel senso di vuoto. Come se non stessi facendo realmente niente per cui valesse la pena vivere.
Non ho mai percepito il mondo così volatile e caduco come in questi ultimi giorni.
Magari sono solo scombussolata da tutti i cambiamenti degli ultimi mesi.
Magari sono solo stanca e sotto pressione.
Magari sono solo provata dal mio costante mettermi alla prova.
O magari mi manca qualcosa che sia Vero. Che sia Linfa. Che mi faccia sentire le cose nel Midollo.
Magari mi manco io.
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Posted: novembre 17th, 2011 | Author: Brixta
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Si parlava di uomini. Mi vien chiesto se il mio problema sia la fiducia negli altri o in me stessa. Rispondo che nelle persone ormai ho serie difficoltà a credere ma che forse una parte di insicurezza nasce anche da me, da quella flebile vocina che mi bisbiglia maligna ogni tanto "cosa ci troverà mai in te?".
Ha un nonsochè di catartico sentirsi rispondere "scherzi? Hai una vaga idea di come si illumina una stanza appena ci metti piede dentro???"
E sarei dovuta andare via venti minuti fa ma continuo a lavorare e a pensare chè mentre lavoro io penso e scrivo, si, scrivo nella mia testa e ho un milione di post da buttare giù. Quello della coccinella, quello dei miei occhiali magici, quello dei verbi arabi, per non parlare di tutti quelli delle conversazioni più o meno surreali degli ultimi due mesi e mezzo che piano piano sto iniziando a postare ma la cosa rischia di creare un minestrone cronologico non indifferente, ergo ci vado con i piedi di piombo… A meno che non decida di fare un mega post di oi dialogoi e buonanotte al secchio.
Per non parlare poi di tutti i post che scrivo mentre guido…
Si, mi servirebbe una vita parallela. O più semplicemente, urge il ritorno del treno!
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Posted: settembre 19th, 2011 | Author: Brixta
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Era il 2oo3 quando aprii il mio primo blog.
Iniziò tutto così.
All'HTML mi ero già avvicinata in passato, presentai la tesina di diploma sottoforma di sito web, ma la passione per quello che sarebbe diventato – contro ogni aspettativa – il mio lavoro, iniziò nel 2oo3.
All'epoca realizzavo templates gratuiti per i blog su splinder. Poi fu il momento di quelli su iobloggo.
Poi un giorno un pUlc, un giorno di san valentino più precisamente, mi disse "dai, vieni qui che ti faccio vedere quant'è bello il php!"
Me ne innamorai. Disperatamente.
Ma il mio futuro in realtà iniziò quando fu di un pirata che mi innamorai disperatamente. Tanto da pensare di finire gli studi e trasferirmi a Bologna.
Fu per inseguire quel sogno che risposi a un annuncio per un posto da segretaria a Santa Marinella. Un part-time da 500 euro. Era perfetto. Potevo finire gli esami e intanto mettere da parte due lire per poter raggiungere il mio pirata in capo al mondo.
Eh. Buffo come, citando una delle mie Anime, la vita la sappia più lunga di me, di noi, di tutti quanti.
La persona che mi fece il colloquio per quello che alla fine sarebbe diventato il mio primo lavoro da programmatrice, si rifiutò di prendermi come segretaria quando lesse nel curriculum delle mie capacità tecniche.
Mi volle nello staff.
Io. Lavorare per una Webagency. Fare siti per professione. Mi era passato per l'anticamera del cervello una o due volte. Ma sembrava una cosa così… così… boh, sarebbe come esser pagati per fare fotografie, per scrivere racconti, per suonare il pianoforte, per disegnare pupattoli a matita. Insomma, sarebbe stato come vincere alla lotteria o, meglio ancora, come scoprire di avere talento nel fare ciò che amavo. E io non ero abbastanza fortunata nè abbastanza brava per potermi permettere un sogno del genere.
E invece fu Valerio.
Non aveva un'idea del mio lavoro. Nè tantomeno del suo se è per questo. Per un anno sono stata in quell'ufficio, giorno e notte, a sbattere la testa su cose che non sapevo fare. Su cose che nessuno lì dentro sapeva fare. Su cose che da sola ho imparato a fare.
Il tutto sentendomi dire che prima o poi… beh si, prima o poi sarei stata pagata. Già. Prima o poi.
Finchè nel nostro staff tecnico non arrivò lei, Elena.
La mia spalla, la mia controparte, la mia metà lavorativa. Dove finivano le mie competenze, iniziavano le sue e viceversa.
Lei fu la prima a dirmi che quello che facevo aveva un valore che superava di gran lunga le "mancette" che il capo si degnava di accordarci.
Fu la prima a farmi capire che il mio non era un lavoro di bassa manovalanza ma altamente specializzato e come tale dovevo esser considerata e retribuita.
Lei fu la prima a farmi pensare che per un anno sono stata un cagnolino sotto il tavolo che aspettava che al padrone cadesse qualche briciola.
Ho imparato molto? Si.
Grazie al mio capo o ai colleghi? No (esclusa Elena ovviamente)
Oggi lavoro part time presso una webagency dove percepisco un fisso mensile e il cui capo è estasiato un giorno si e l'altro pure di avermi lì.
In più ho dei committenti. E collaboro con una piccola compagnia informatica che si sta aprendo al settore dei siti web e ha bisogno di qualcuno che gli gestisca l'intero pacchetto clienti.
Uno di questi clienti ha richiesto a Paolo II, il proprietario della suddetta compagnia, un e-commerce per la vendita di pneumatici online.
Venerdì pomeriggio abbiamo avuto un meeting. Gli ho promesso uno studio di fattibilità per lunedì. Oggi alle 14 ho spedito l'email con proposte tecniche/commerciali, tempi e costi stimati e soluzione consigliata.
Ho ricevuto i complimenti per la puntualità, per la professionalità, per la chiarezza e per la correttezza.
Per la prima volta in vita mia non mi sono messa davanti a una persona aspettando che mi dicesse quanto era disposta a valutarmi ma mi sono data io stessa un valore. Un valore giusto. Non troppo basso, non troppo alto. Che tenesse conto del mio impegno nel progetto e dell'attuale prezzo di mercato dello stesso.
- Ciò che il cliente chiede ha questo valore. Per spendere meno bisogna rinunciare a questo, questo e quest'altro.
- Va benissimo. Mi occuperò io dell'aspetto commerciale ora spiegando al cliente che la soluzione che consigli tu è la migliore!
Ho dato un valore al mio tempo, alle mia capacità, a me stessa.
E forse per la prima volta in vita mia, sento davvero di non essermi buttata via.
Di essermi Amata e soprattutto Rispettata più di quanto abbia mai fatto.
Come Essere Umano. Come Professionista.
E, perchè no? Anche un po' come Donna.
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Posted: settembre 12th, 2011 | Author: Brixta
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Ho smontato la cuccia.
Il lato Nord della mia camera è completamente vuoto.
In qualsiasi altro momento avrei svuotato tutto, cassetti, librerie, armadi, sottoletti, scrittoio, tutto tutto e mi sarei fatta una settimana di "tengo, butto, butto, butto, tengo, butto, tengo, tengo", stavolta invece il mio processo di rinnovamento procede a sezioni.
Che se può sembrare una cosa stupida, in realtà da la misura di quanto il mio modo di approcciarmi alla vita sia profondamente mutato.
Capire di non poter cambiare TUTTO in un solo pomeriggio sembra semplice e scontato no? Beh, per me non lo era. E l'esser riuscita ad applicare il famigerato "un passo alla volta" in una cosa apparentemente stupida come le pulizie di primavera fuori stagione è per me gran motivo di gioia.
Uh. La Gioia.
Ce n'è molta in questi ultimi giorni. Davvero. Per cose più o meno piccole. Per traguardi, per nuovi colloqui fissati per domani, per sogni sempre più potenzialmente menosogni e piùrealtà, per cose nuove e Speciali, per la liberazione da vecchie cose opache e logore cui si rimaneva aggrappati col pensiero che chissà, magari un giorno potrà tornare utile…
È una sensazione fantastica liberarsi di cose Morte. Lascia spazio a quelle Vive, di cose. Quelle che per me hanno un Significato, che sono Uniche.
Ecco che torna l'Unicità.
Oggi è uno di quei giorni in cui guardo l'Unicità di oggetti, pensieri, ricordi e sento la mancanza dell'Unicità di una persona. Mi manca sentirmi il centro del mondo per una persona e avere l'istinto di prendere il telefono e chiamarla appena mi succede qualcosa di degno di nota.
Come ha scritto pochi giorni fa LaMangrovia "Non avere subito in mente qualcuno cui telefonare per condividere la gioia di un successo o comunicare il dolore di una perdita, nessuno cui dire che ti annoi, o che sei triste, o che vuoi uscire. Non avere nessuno e allora dirlo a tutti."
Beh, oggi mi sento così.
E se c'è una parte di me che sussurra che è per me stessa che devo essere Unica e Speciale, ce n'è un'altra che piagnucola l'assenza di quel calore all'altezza del petto prodotto dal saperti nei pensieri di qualcuno. Di Quel Qualcuno.
Sapere che quella persona ha scelto te, per dirla alla Ligabue, per farselo in compagnia questo viaggio in cui non si ripassa dal via. Chè gli altri possono anche andare e venire ma quella persona è nella tua quotidianità, nei tuoi pensieri, nei tuoi progressi e nei tuoi regressi. Nelle gioie e nei dolori. Nelle SPM e nelle euforie immotivate. Nelle esperienze e nella routine.
La prima volta ho impiegato 5 anni per riuscire ad adattarmi al passaggio dall'1+1 all'1 e basta.
Mi chiedo quanto tempo ci metterò stavolta per star bene nel mio esser 1 e basta…
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Posted: settembre 12th, 2011 | Author: Brixta
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I want to wake up
I want to know where I'm going
I want to go where the rivers are over-flowing
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È che avrei un mondo di cose da scrivere. Ho stipati nella testa una cosa come 6 post. Scritti, rivisti, corretti e finiti. Solo non riesco mai a trovare il LA per metterli giù.
Nelle ultime due settimane sono successe talmente tante cose, sia belle che brutte, che credo di aver ancora bisogno di tempo per elaborare il tutto.
Intanto mi libero di fardelli. Abbandono vecchi schemi mentali malati, inizio a prendere in mano la mia salute fisica e asporto anche chirurgicamente persone infette dalla mia vita. E tutto questo è un bene.
Ma sono ancora irrequieta.
Sarà che domani inizio il nuovo lavoro.
Sarà che aspetto notizie degli altri due colloqui (dei quali, parlando a sproposito, ho passato la prima selezione u.u).
Sarà che un po' mi preoccupa dover guidare fino a Roma tutte le mattine alle 7…
Sarà che l'ansia da prestazione non mi abbandona mai e che è un po' che non programmo in effetti visto che ultimamente mi son dedicata più che altro a grafica/css.
Sarà che al di là di tutte le menate, sto ufficialmente iniziando una nuova fase della mia esistenza.
Sarà che inizio a scorgere possibilità che fino a pochi mesi fa erano circoscritte nell'area "sogni".
Sarà che sono altalenante. Su tutto. E questa è una di quelle convinzioni dalle quali devo liberarmi prima che diventino una realtà.
Sarà che un po' di paura la ho e un minuto dopo mi sento tranquilla, protetta, come se fossi stretta nel caldo e rassicurante abbraccio dell'universo.
Sarà che cose che ho sempre pensato di non poter avere, fare, pensare, sognare, essere… si sono rivelate esser già nelle mie corde. Forse da sempre.
Sarà che ho una voglia matta – MATTA – di mettermi alla prova e saltare sul carro di questa nuova Vita e riempirla fino a scoppiare.
Sarà che dovrò imparare la pazienza. O meglio a ottimizzarla. Chè tendo a impiegare quella di cui sono in possesso in ambiti… diciamo non di primaria importanza, ecco.
Sarà che vorrei fare un milione di cose ma finisco sempre col non iniziare mai a farle e allora penso a Goethe: Qualunque cosa tu voglia fare, o sognare di fare, incominciala. Incominciala adesso. L'audacia ha in sé, genio, potere e magia.
Sarà che ho vinto delle vere e proprie Guerre contro me stessa negli ultimi giorni e provo tanto orgoglio da non sapere quasi come contenerlo tutto.
Sarà che ho voglia di sbarazzarmi di tutte le cose vecchie, svuotare ogni più minuscolo cassetto della cuccia e buttare tutto per far spazio al Nuovo, al Prezioso, all'Unico. Non voglio più cose senza significato ma solo cose Speciali.
Sarà che sono finalmente certa di essere sulla strada giusta… e questa certezza mi fa girare la testa.
I'm ready to let the rivers wash over me
If the waters can redeem me
I'm ready
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Posted: agosto 16th, 2011 | Author: Brixta
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Io potrei pure provarci a raccontare cos'è, finire nel Giardino dei Tarocchi. Ci potrei provare, sì. Ma non ci riuscirei e non avrebbe lo stesso sapore. Chè in quel luogo s'ha da andarci, non da farselo raccontare.
Garavicchio. A due passi dall'uscita dell'autostrada e a millemila chilometri da tutto. Immerso nel nulla. Ma in quello bello e vivo e palpitante, di nulla eh. Mica quello vuoto e triste e spauroso.
E scoprire… anzi no, ricordare, che a un'ora di macchina da casa mia c'è così tanta meraviglia che non ho ancora vis(su)to mi fa sentire il cuore far le capriole nel petto.
La prima volta che sono passata di là, è stato due anni tondi fa, per andare all'isola del giglio con lui.
La prima volta che mi trovai in toscana percorrendo l'aurelia, ero seduta lato passeggero e guardavo fuori dal finestrino sognando che la mia vita, la nostra vita, sarebbe un giorno potuta esser vissuta in una casina in mezzo al nulla, a sei chilometri di curve dalla vita, per dirla alla Bersani. Un sogno che ricevette una smentita in tempo reale. Nono, io voglio vivere in città, vicino a tutto, dove posso andarmi a prendere una birra la sera, quali chilometri dalla vita ahò!
Era il 2oo9 e già lo sapevo. Già sapevo che se avessi voluto portare avanti quella storia, avrei dovuto rinunciare a me stessa.
Non è un caso che proprio il 24 Agosto 2009 ho scritto "Quand'è che il troppo è troppo? Quand'è che si capisce se un grande amore che però fa soffrire è il caso di lasciarlo finire o val la pena salvarlo a ogni costo? Come si fa a decidere se staccare o meno la spina senza impazzirne? Come si fa a decidere se vivere o morire?…"
Si. Lo sapevo. Per tenere in vita Noi, dovevo rinunciare a Me. E ingenuamente lo feci. E non rinnego nulla. Tornassi indietro, rifarei tutto. Perchè è ancora vero quello che scrissi nel 2oo8: io, così, non avevo amato mai.
Oggi è me stessa che imparo ad amare come non avevo amato mai prima. A sentirmi come non avevo mai fatto prima, in ogni minuscolo angolo di vita. E ho intenzione di trattarmi come forse avrei sempre voluto mi trattasse il mio uomo. Ho intenzione di coccolarmi e viziarmi. Ho intenzione di donarmi la luna. Ho intenzione di scoprire posti nuovi e non accontentarmi più di niente.
Viaggiare sembra una cosa così… grande, così impegnativa. E invece basta così poco. Ed è tutto così vicino alla fine.
Col desiderio di scoprire luoghi nuovi, si risveglia in me anche la voglia di lasciare l'Italia. E per la prima volta non ho legami che mi potrebbero trattenere dal farlo. Tranne forse l'amore per il posto dove vivo al momento. Ma sono sicura che se me ne andassi per qualche anno, al mio ritorno lo troverei ad aspettarmi.
Chissà che con i frammenti della mia esistenza, non si riesca a ricavarne qualcosa di altrettanto magico? Che abbia inizio il mosaico della mia vita!

La Temperanza è la carta della rigenerazione e dell'innovazione, ma nel rispetto dei valori impliciti nel suo stesso nome: “temperanza”, ossia moderazione e autodisciplina. Può indicare una trasformazione felice, una nuova iniziativa proiettata verso il futuro, ma tutto ciò avviene lentamente con pazienza e all'insegna dell'equilibrio e della ragionevolezza. E’ una carta in grado di trasformare positivamente quelle vicine, ed è sempre un buon presagio di speranze realizzate e progetti portati a termine.

Questo Arcano porta il numero XXI, il valore numerico più elevato dei Tarocchi. Rappresenta la realizzazione completa dell'unione degli opposti annunciata dall'angelo del Giudizio. Questa carta, indica il compimento dell'Opera iniziata quando il Matto, con le vesti del Bagatto, ha dispiegato davanti a sé il contenuto del sacchetto per giocare.
Il Mondo è la carta più positiva del mazzo. Il successo sarà completo e duraturo in qualsiasi ambito della vita del consultante: amore, lavoro, denaro e salute. E', dunque, la carta della realizzazione, della perfezione, della certezza.
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Posted: agosto 3rd, 2011 | Author: Brixta
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Here I am waiting for a better day
A second chance
A little luck to come my way
A hope to dream a hope that I can sleep again
And wake in the world with a clear conscience and clean hands
‘Cause all that you have is your soul
La mia vita procede a cicli triennali da che ne ho memoria.
Compiuti i 30, sentivo, sapevo, che qualcosa di grosso stava per succedere.
Ed eccomi qui.
Dopo tre anni, a cambiare la mia vita, a ricominciare tutto di nuovo. E stavolta "da sola".
L’Amore, l’ho sempre detto, è eterno. E quello che provo per Lui non cambierà mai, anche se non siamo più una coppia. Non nel senso stretto del termine almeno.
Ma è quello che provo per me, ora, che devo ricostruire.
Trent’anni.
Negli ultimi due giorni sono successe – dentro e fuori di me – molte più cose di quante non ne siano accadute nell’ultimo anno. E la cosa mi fa tanta paura quanta emozione.
Riprendere in mano "Donne che corrono coi lupi" in questo momento – dopo anni di brevi e fugaci incontri durante i quali non sono mai riuscita ad abbandonarmi completamente per il terrore che potesse dirmi qualcosa che in fondo ho sempre saputo ma mai voluto ammettere – mi sta concedendo strumenti preziosi per ricondurmi a me stessa, a ciò che sono sempre stata, con tutti i miei poliedrici eccessi, verso tutte le mie contrastanti personalità.
Io sono Vera, di Ne’ con te ne’ senza di te; Io sono Clementine, di Eternal Sunshine of the Spotless Mind; Io sono Emily Dickinson, in ogni parola in prosa o in poesia. Io sono me, con tutte le mie incontenibili emozioni.
E oggi, dopo mesi, forse anni, torno a far asciugare i miei capelli al vento. Nessun disciplinante, nessuna messa in piega, solo aria. E quando mi guardo nello specchio, rivedo Leo.
I miei capelli da strega mi riconducono oggi alla me Randagia, Libera, Selvaggia.
Vera.
E mi chiedo cosa mi riserverà questo triennio nuovo di zecca…
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Posted: aprile 7th, 2010 | Author: Brixta
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È incredibile quanto velocemente cambino le cose. O, come in questo caso, le persone. Nello specifico io.
Qualche tempo fa il topo mi disse "è un bene che ti arrabbi quando le cose non sono come le vorresti, significa che stai finalmente capendo che anche tu meriti di essere felice e, cosa più importante, che vuoi esserlo!"
Magari non se ne è nemmeno reso conto ma, in una frase striminzita, ha riassunto non solo la mia intera esistenza ma anche la piega che sta prendendo la mia vita. Quella di una che si è sempre accontentata, che non ha mai osato chiedere, che forse non ha mai nemmeno pensato di valere granchè. Quella di una che un giorno si sveglia e inizia a pretendere ciò che SA di meritare. O anche no. Magari pretende solo ciò che vuole. A prescindere che lo meriti o meno. Il punto è che non si accontenta più.
Ho sempre avuto enormi difficoltà a parlare di soldi. Il compenso, nella mia testa, dava un valore a me, al mio lavoro, un valore che dovevano esser gli altri a stabilire, non io. Come quando a scuola ti chiedevano di darti un voto da solo. Non sono mai riuscita ad andare oltre il 6.
Poi un giorno il boss ha assunto Elena. E lei ha iniziato a dire che il mio è un lavoro qualificato e quello che io faccio, e come lo faccio, vale almeno il quintuplo di quello che viene valutato alla pirgy. E sentirsi anche dire da una semi-sconosciuta "Ah io non ho dubbi che risolverai il problema. Sei un genio, solo che ancora non lo sai! Io ho piena fiducia in te, sei tu a non averne in te stessa!!!" qualche pensiero te lo fa sorgere.
Che sia vero che mi sottovaluto? Che sia vero che non credo in me stessa?
E a quel punto succede una cosa strana.
Ti guardi dall’esterno.
Vedi te stessa creare un multilanguage dinamico per un’agenzia di affitti stagionali con prenotazione online e motore di ricerca che se non fosse stato per Dan non avresti nemmeno saputo da che parte iniziare per joinare ottocentomilioni di tabelle. Vedi te stessa realizzarlo in meno di due settimane lavorando giorno e notte, ogni giorno. Vedi un sito dal valore commerciale di ALMENO 8000 euro venduto per incompetenza a 4000. Vedi che quel sito lo avete fatto SOLO tu ed Elena. Vedi che, quando di un sito da 4000 euro te ne entrano 400 per un lavoro che hai svolto praticamente solo tu, qualcosa sotto sotto inizia a scalciare. Perchè il sito, quel sito, gli occhi per vederlo ce li hai. E capisci di cosa si sta parlando qui. E chissà come, chissà dove, trovi il coraggio di dire tutto quello che pensi. Con tranquillità, puntualità, correttezza. Senza rabbia, aggressività o emotività. Anche se ne avresti motivo. Ma mantieni la calma e, forte del tuo esser dalla parte del giusto, ti scopri ad argomentare le tue motivazioni con assoluta serenità a un boss che ti da ragione senza pensarci nemmeno un secondo.
E capisci dalla sua paura di perderti che un valore ce l’hai. E che è molto superiore a quello che tu stessa ti eri data.
E quello è il momento in cui cambia tutto.
Tutto.
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