Di Me, fin troppo Peanut(s)


Posted: gennaio 27th, 2012 | Author:
Filed under: Parole..., Pensieri

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Charlie Brown: Penso di avere paura di essere felice.
Lucy: Come puoi avere paura di una cosa del genere?
Charlie Brown: Perché quando sei felice, c'è sempre qualcosa che va storto.

 

La mia passione per i Peanuts è nota pressochè a chiunque da più o meno sempre.
Agrodolci. Profondi. Solleticosi. Li adoro.
E oggi mi trovo davanti un Charlie Brown che ha paura di essere felice e mi scoppia il cuore di dolcezza.
Mi vien da ridere, ma roba da ridere coi lacrimoni eh, mica una risatina così, scemotta.
Nono, a me vien da piangere dalle risate.
Perchè io sono sempre stata un po' Charlie. Timido, insicuro, impacciato.
Ma sono anche sempre stata un po' Lucy. Scontrosa, prepotente, spavalda.
E oggi, quando penso a che guerre ho combattuto dentro di me per tenere in bilico questi due eccessi, non posso far altro che sentire una vocina dentro che ridacchia:
E ridacchia di me.
E ridacchia con me.
Perchè anche lei lo sa che la guerra, ormai, è finita.

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Di Me e delle Maledizioni


Posted: gennaio 4th, 2012 | Author:
Filed under: J.a.D.

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Credo seriamente che l'unica, vera, immensa maledizione dell'essere umano sia quella di non sapere cosa volere.
O, peggio ancora, di volere cose frivole, caduche, insignificanti.

Ho provato a procurarmi tutto ciò che credevo mi mancasse e, alla fine della giostra, quel senso di "insufficienza" non ha nemmeno accennato alla possibilità di andarsene via.
(Chissà perchè mi viene in mente Pascal e il suo concetto di noia, dell'incapacità dell'uomo di bastare a sè stesso. Si, chissà perchè)

Hhh l'eterna insoddisfazione.
Com'è che era? Possa la tua sete di conoscenza non esser mai sazia e possa la tua coppa non esser mai vuota
Già.

Nella mia eterna lotta contro il tempo, mi trovo ancora una volta a dover tristemente ammettere che, proprio il tempo, è la cosa più preziosa che ho.
E che (cosa direbbe la mia vecchia prof?) non ho ancora imparato come servirmene.

Mi serve del tempo libero.
Mi servono vibrazioni potenti, che provengano da parole, da note o da colori non importa.
Mi serve la capacità di capire cos'è che mi spinge a cercare di colmare questi vuoti "finti".

Mi serve qualcosa che mi scuota.
Di brutto proprio.

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Di Me e dei Bi.Lanci


Posted: dicembre 20th, 2011 | Author:
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Chè in realtà, ben più di due volte mi son lanciata negli ultimi mesi ma tant'è, mi lancio e bi.lancio. E chissà che non mi tri.lanci anche.

Chè qui ci son clienti che si congratulano con Gianluca (il miniboss) per il nuovo acquisto (me), capi supremi che manifestano uno stupito compiacimento al miniboss, colleghi che mi comunicano una schietta e diretta ammirazione… E io sono qui, con la me testa che gioisce di ogni minuscola vittoria e la me stomaco che sente un vuoto gonfio, pulsante e urlante all'altezza dello sterno.

Sono qui che risolvo ticket, picchietto sui tasti di un pc bello bello, in un ufficio bello bello, realizzando cose belle belle che verranno cambiate dopo pochi mesi, stravolte, rinnovate, demolite, cancellate.
E io sono qui, che esco alle 8 di casa e rientro alle 19 con quel senso di vuoto. Come se non stessi facendo realmente niente per cui valesse la pena vivere.

Non ho mai percepito il mondo così volatile e caduco come in questi ultimi giorni.

Magari sono solo scombussolata da tutti i cambiamenti degli ultimi mesi.
Magari sono solo stanca e sotto pressione.
Magari sono solo provata dal mio costante mettermi alla prova.

O magari mi manca qualcosa che sia Vero. Che sia Linfa. Che mi faccia sentire le cose nel Midollo.

Magari mi manco io.

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Di Me e delle Opportunità


Posted: settembre 27th, 2011 | Author:
Filed under: J.a.D.

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If something goes right
Well, it’s likely to lose me
It’s apt to confuse me
Because it’s such an unusual sight
Oh I can’t get used to something so right

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Pensavo.

Settimana scorsa mi ha chiamata Claireva (la crucchessa) per fissare il famoso colloquio tecnico in inglese. Sarebbe dovuto esser domani ma il cruccocapo è ancora in ferie e stamattina ho ricevuto una telefonata da una collega di Claireva per chiedermi di spostarlo a giovedì o venerdì.  No problem, of course.
Chiamo il cruccocapo e ti faccio sapere giorno e ora precisi, dice. Perfetto, rispondo.

Squilla il telefono. Rispondo convinta che sia la crucchessabis e invece è una voce nuova. Un tizio che ha trovato il mio cv non so dove e mi chiama per fissarmi un colloquio chè sta selezionando personale per una webagency di Roma e blablabla.
Posizione geografica apparentemente mmm, condizioni contrattuali potenzialmente yey, compenso decisamente gnamme
Fissiamo il colloquio per domani e giggì.

Finita la conversazione iniziano le paranoie.

Nella mia vita ho sempre avuto molte possibilità fra le quali scegliere ma poche opportunità.
Mi spiego.
Sull'attestato di terza media, quello che ti danno dopo l'esame con voto e tips per il futuro, nello spazio "studi consigliati" c'era scritto "può fare tutto". Letteralmente.
Avrei preferito che qualcuno mi dicesse "sei portata per le lettere, datti al giornalismo" o "spacchi in biologia, diventa una scenziata molecolare" e invece mi lanciarono una bomba che a 13 anni non puoi esser in grado di gestire: la consapevolezza, cioè, che il tuo futuro e chi saresti un giorno potuta diventare sarebbe stato determinato da ogni singola decisione che da quel momento in avanti avresti preso.

E che è così si sa. Solo non lo si dovrebbe sapere a 13 anni. Soprattutto quando scegliere per il classico anzichè per l'operatore biologico segna una frattura nettissima fra due opposte ed equivalenti parti di te.

Ogni strada che avrei deciso di percorrere, mi avrebbe inevitabilmente portata a perdere tutto ciò che si celava nelle altre, di strade.
Avrei tanto voluto possedere un talento. Uno di quelli che quando qualcuno ti guarda pensa "non puoi che fare questo!".
E invece… bravina in tante cose, eccellente in nessuna -> indecisione cosmica.

Il lato positivo è che, se le mie possibilità erano molte, le opportunità che mi si son presentate, invece, sono state limitate. Quindi scegliere è stato quasi sempre abbastanza "facile".
Ora invece torna la sindrome di Sliding Doors. Perchè le opportunità iniziano a essere notevoli e le scelte che compirò metteranno inevitabilmente in moto una quantità smodata di eventi.

Quello che mi consola è che, se non altro, oggi ho la consapevolezza che di strade a senso unico ne potrò anche imboccare a manciate ma avrò sempre la possibilità di tornare indietro e sceglierne un'altra.
Un tempo mi sarei detta "cavolo, questa potrebbe essere l'occasione della mia vita… e se non la colgo?", oggi dico a me stessa "qualunque strada prenderò starà a me renderla l'occasione della mia vita".
Ma fin'ora mi è praticamente sempre capitato di trovarmi davanti una possibilità, dirmi "ok, lo so fare, lo faccio" e, appunto, farlo.
Il 99% di quello che ho vissuto finora è stato più un prendere quel che capitava, afferrare possibilità liddove si presentassero.

Ma trovarmi davanti enne opportunità e poter scegliere, scegliere davvero, beh… quello è un altro paio di maniche e non mi son mai potuta concedere questo lusso. Fino a oggi.
Si, perchè oggi posso.
E se questo da una parte mi spaventa a morte, dall'altra mi eccita da impazzire!

Resterai più semplicemente
dove un attimo vale un altro
senza chiederti come mai?
Continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai?
(De Andrè)

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Di Me e della Storia di un Lavoro


Posted: settembre 19th, 2011 | Author:
Filed under: J.a.D., Vi(s)ta da Donna

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Era il 2oo3 quando aprii il mio primo blog.
Iniziò tutto così.
All'HTML mi ero già avvicinata in passato, presentai la tesina di diploma sottoforma di sito web, ma la passione per quello che sarebbe diventato – contro ogni aspettativa – il mio lavoro, iniziò nel 2oo3.

All'epoca realizzavo templates gratuiti per i blog su splinder. Poi fu il momento di quelli su iobloggo.
Poi un giorno un pUlc, un giorno di san valentino più precisamente, mi disse "dai, vieni qui che ti faccio vedere quant'è bello il php!"

Me ne innamorai. Disperatamente.

Ma il mio futuro in realtà iniziò quando fu di un pirata che mi innamorai disperatamente. Tanto da pensare di finire gli studi e trasferirmi a Bologna.
Fu per inseguire quel sogno che risposi a un annuncio per un posto da segretaria a Santa Marinella. Un part-time da 500 euro. Era perfetto. Potevo finire gli esami e intanto mettere da parte due lire per poter raggiungere il mio pirata in capo al mondo.

Eh. Buffo come, citando una delle mie Anime, la vita la sappia più lunga di me, di noi, di tutti quanti.

La persona che mi fece il colloquio per quello che alla fine sarebbe diventato il mio primo lavoro da programmatrice, si rifiutò di prendermi come segretaria quando lesse nel curriculum delle mie capacità tecniche.
Mi volle nello staff.

Io. Lavorare per una Webagency. Fare siti per professione. Mi era passato per l'anticamera del cervello una o due volte. Ma sembrava una cosa così… così… boh, sarebbe come esser pagati per fare fotografie, per scrivere racconti, per suonare il pianoforte, per disegnare pupattoli a matita. Insomma, sarebbe stato come vincere alla lotteria o, meglio ancora, come scoprire di avere talento nel fare ciò che amavo. E io non ero abbastanza fortunata nè abbastanza brava per potermi permettere un sogno del genere.
E invece fu Valerio.

Non aveva un'idea del mio lavoro. Nè tantomeno del suo se è per questo. Per un anno sono stata in quell'ufficio, giorno e notte, a sbattere la testa su cose che non sapevo fare. Su cose che nessuno lì dentro sapeva fare. Su cose che da sola ho imparato a fare.
Il tutto sentendomi dire che prima o poi… beh si, prima o poi sarei stata pagata. Già. Prima o poi.

Finchè nel nostro staff tecnico non arrivò lei, Elena.
La mia spalla, la mia controparte, la mia metà lavorativa. Dove finivano le mie competenze, iniziavano le sue e viceversa.
Lei fu la prima a dirmi che quello che facevo aveva un valore che superava di gran lunga le "mancette" che il capo si degnava di accordarci.
Fu la prima a farmi capire che il mio non era un lavoro di bassa manovalanza ma altamente specializzato e come tale dovevo esser considerata e retribuita.
Lei fu la prima a farmi pensare che per un anno sono stata un cagnolino sotto il tavolo che aspettava che al padrone cadesse qualche briciola.

Ho imparato molto? Si.
Grazie al mio capo o ai colleghi? No (esclusa Elena ovviamente)

Oggi lavoro part time presso una webagency dove percepisco un fisso mensile e il cui capo è estasiato un giorno si e l'altro pure di avermi lì.
In più ho dei committenti. E collaboro con una piccola compagnia informatica che si sta aprendo al settore dei siti web e ha bisogno di qualcuno che gli gestisca l'intero pacchetto clienti.

Uno di questi clienti ha richiesto a Paolo II, il proprietario della suddetta compagnia, un e-commerce per la vendita di pneumatici online.
Venerdì pomeriggio abbiamo avuto un meeting. Gli ho promesso uno studio di fattibilità per lunedì. Oggi alle 14 ho spedito l'email con proposte tecniche/commerciali, tempi e costi stimati e soluzione consigliata.

Ho ricevuto i complimenti per la puntualità, per la professionalità, per la chiarezza e per la correttezza.
Per la prima volta in vita mia non mi sono messa davanti a una persona aspettando che mi dicesse quanto era disposta a valutarmi ma mi sono data io stessa un valore. Un valore giusto. Non troppo basso, non troppo alto. Che tenesse conto del mio impegno nel progetto e dell'attuale prezzo di mercato dello stesso.

- Ciò che il cliente chiede ha questo valore. Per spendere meno bisogna rinunciare a questo, questo e quest'altro.
- Va benissimo. Mi occuperò io dell'aspetto commerciale ora spiegando al cliente che la soluzione che consigli tu è la migliore!

 

Ho dato un valore al mio tempo, alle mia capacità, a me stessa.
E forse per la prima volta in vita mia, sento davvero di non essermi buttata via.
Di essermi Amata e soprattutto Rispettata più di quanto abbia mai fatto.
Come Essere Umano. Come Professionista.
E, perchè no? Anche un po' come Donna.

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Di Me e Mpfh


Posted: settembre 12th, 2011 | Author:
Filed under: J.a.D.

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I want to wake up
I want to know where I'm going
I want to go where the rivers are over-flowing

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È che avrei un mondo di cose da scrivere. Ho stipati nella testa una cosa come 6 post. Scritti, rivisti, corretti e finiti. Solo non riesco mai a trovare il LA per metterli giù.
Nelle ultime due settimane sono successe talmente tante cose, sia belle che brutte, che credo di aver ancora bisogno di tempo per elaborare il tutto.
Intanto mi libero di fardelli. Abbandono vecchi schemi mentali malati, inizio a prendere in mano la mia salute fisica e asporto anche chirurgicamente persone infette dalla mia vita. E tutto questo è un bene.

Ma sono ancora irrequieta.

Sarà che domani inizio il nuovo lavoro.
Sarà che aspetto notizie degli altri due colloqui (dei quali, parlando a sproposito, ho passato la prima selezione u.u).
Sarà che un po' mi preoccupa dover guidare fino a Roma tutte le mattine alle 7…
Sarà che l'ansia da prestazione non mi abbandona mai e che è un po' che non programmo in effetti visto che ultimamente mi son dedicata più che altro a grafica/css.
Sarà che al di là di tutte le menate, sto ufficialmente iniziando una nuova fase della mia esistenza.
Sarà che inizio a scorgere possibilità che fino a pochi mesi fa erano circoscritte nell'area "sogni".
Sarà che sono altalenante. Su tutto. E questa è una di quelle convinzioni dalle quali devo liberarmi prima che diventino una realtà.
Sarà che un po' di paura la ho e un minuto dopo mi sento tranquilla, protetta, come se fossi stretta nel caldo e rassicurante abbraccio dell'universo.
Sarà che cose che ho sempre pensato di non poter avere, fare, pensare, sognare, essere… si sono rivelate esser già nelle mie corde. Forse da sempre.
Sarà che ho una voglia matta – MATTA – di mettermi alla prova e saltare sul carro di questa nuova Vita e riempirla fino a scoppiare.
Sarà che dovrò imparare la pazienza. O meglio a ottimizzarla. Chè tendo a impiegare quella di cui sono in possesso in ambiti… diciamo non di primaria importanza, ecco.
Sarà che vorrei fare un milione di cose ma finisco sempre col non iniziare mai a farle e allora penso a Goethe: Qualunque cosa tu voglia fare, o sognare di fare, incominciala. Incominciala adesso. L'audacia ha in sé, genio, potere e magia.
Sarà che ho vinto delle vere e proprie Guerre contro me stessa negli ultimi giorni e provo tanto orgoglio da non sapere quasi come contenerlo tutto.
Sarà che ho voglia di sbarazzarmi di tutte le cose vecchie, svuotare ogni più minuscolo cassetto della cuccia e buttare tutto per far spazio al Nuovo, al Prezioso, all'Unico. Non voglio più cose senza significato ma solo cose Speciali.
Sarà che sono finalmente certa di essere sulla strada giusta… e questa certezza mi fa girare la testa.

 

I'm ready to let the rivers wash over me
If the waters can redeem me
I'm ready

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Di me e della Fiducia


Posted: settembre 9th, 2011 | Author:
Filed under: J.a.D., Vi(s)ta da Donna

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La cosa peggiore, quando una persona che ami e conosci da tutta la vita ti tradisce, è che inevitabilmente ti trovi a dover scegliere fra la fiducia nei suoi confronti e quella nei confronti del tuo istinto.

Per chi se lo stesse chiedendo, oggi ho scelto il mio istinto.
E sono un metro più vicina al cielo!

 

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Di me e dei Miei Ultimi Giorni


Posted: settembre 8th, 2011 | Author:
Filed under: J.a.D., Vi(s)ta, Vi(s)ta da Donna

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Quando non si può cambiare il mondo
bisogna cambiare l'arredamento
(Daniel Pennac)

 

Giovedì 8 settembre. Oggi è il giorno in cui dovrò confermare o smentire la mia presenza al corso.
Oggi è anche il giorno in cui, alle 13, dovrò chiamare tale Paolo Pieri per stabilire quando incontrarci per un colloquio.
Oggi è anche uno dei giorni papabili per avere notizie da Stefano, il tizio presso il quale ho fatto il primo della stagione, di colloquio.
Oggi è anche il giorno prima di venerdì 9, quando avrò un altro colloquio alle 11, in un posto che dovrei raggiungere prendendo gli stessi mezzi che prendevo per andare all'università.

Oggi è il giorno in cui sono colta da mille paure e ansie da prestazione.
Oggi è il giorno in cui mi sento insicura e incrollabile al tempo stesso.
Oggi è il giorno in cui capisco che mi sto mettendo in gioco e non importa fin dove arriverò, ne uscirò comunque vincitrice.

Oggi è il giorno in cui realizzo che questi sono gli ultimi giorni della mia vita come la conoscevo.
Oggi è il giorno in cui mi scopro a non veder l'ora di presentarmi a quella nuova, di vita, che mi aspetta. Per farci l'amore, fino a piangere di gioia. Per prenderla a parolacce, fino a imparare a riderci su. Per riempirla di luce, in ogni modo in cui mi sarà possibile. Per camminarci dentro con la consapevolezza di avere la forza necessaria ad affrontare qualsiasi cosa. Perchè dai tunnel ne sono uscita mille volte e c'è sempre stato il sole ad aspettarmi. Ma soprattutto perchè… com'è che si dice? Mentre vi ero dentro, in quei tunnel, ho sempre trovato il modo di arredarli.

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Di me e di Colori. Tanti. Da non sapere come guardarli tutti


Posted: agosto 16th, 2011 | Author:
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Io potrei pure provarci a raccontare cos'è, finire nel Giardino dei Tarocchi. Ci potrei provare, sì. Ma non ci riuscirei e non avrebbe lo stesso sapore. Chè in quel luogo s'ha da andarci, non da farselo raccontare.

Garavicchio. A due passi dall'uscita dell'autostrada e a millemila chilometri da tutto. Immerso nel nulla. Ma in quello bello e vivo e palpitante, di nulla eh. Mica quello vuoto e triste e spauroso.
E scoprire… anzi no, ricordare, che a un'ora di macchina da casa mia c'è così tanta meraviglia che non ho ancora vis(su)to mi fa sentire il cuore far le capriole nel petto.

La prima volta che sono passata di là, è stato due anni tondi fa, per andare all'isola del giglio con lui.
La prima volta che mi trovai in toscana percorrendo l'aurelia, ero seduta lato passeggero e guardavo fuori dal finestrino sognando che la mia vita, la nostra vita, sarebbe un giorno potuta esser vissuta in una casina in mezzo al nulla, a sei chilometri di curve dalla vita, per dirla alla Bersani. Un sogno che ricevette una smentita in tempo reale. Nono, io voglio vivere in città, vicino a tutto, dove posso andarmi a prendere una birra la sera, quali chilometri dalla vita ahò!

Era il 2oo9 e già lo sapevo. Già sapevo che se avessi voluto portare avanti quella storia, avrei dovuto rinunciare a me stessa.
Non è un caso che proprio il 24 Agosto 2009 ho scritto "Quand'è che il troppo è troppo? Quand'è che si capisce se un grande amore che però fa soffrire è il caso di lasciarlo finire o val la pena salvarlo a ogni costo? Come si fa a decidere se staccare o meno la spina senza impazzirne? Come si fa a decidere se vivere o morire?…"
Si. Lo sapevo. Per tenere in vita Noi, dovevo rinunciare a Me. E ingenuamente lo feci. E non rinnego nulla. Tornassi indietro, rifarei tutto. Perchè è ancora vero quello che scrissi nel 2oo8: io, così, non avevo amato mai.

Oggi è me stessa che imparo ad amare come non avevo amato mai prima. A sentirmi come non avevo mai fatto prima, in ogni minuscolo angolo di vita. E ho intenzione di trattarmi come forse avrei sempre voluto mi trattasse il mio uomo. Ho intenzione di coccolarmi e viziarmi. Ho intenzione di donarmi la luna. Ho intenzione di scoprire posti nuovi e non accontentarmi più di niente.

Viaggiare sembra una cosa così… grande, così impegnativa. E invece basta così poco. Ed è tutto così vicino alla fine.
Col desiderio di scoprire luoghi nuovi, si risveglia in me anche la voglia di lasciare l'Italia. E per la prima volta non ho legami che mi potrebbero trattenere dal farlo. Tranne forse l'amore per il posto dove vivo al momento. Ma sono sicura che se me ne andassi per qualche anno, al mio ritorno lo troverei ad aspettarmi.

Chissà che con i frammenti della mia esistenza, non si riesca a ricavarne qualcosa di altrettanto magico? Che abbia inizio il mosaico della mia vita!

 


La Temperanza è la carta della rigenerazione e dell'innovazione, ma nel rispetto dei valori impliciti nel suo stesso nome: “temperanza”, ossia moderazione e autodisciplina. Può indicare una trasformazione felice, una nuova iniziativa proiettata verso il futuro, ma tutto ciò avviene lentamente con pazienza e all'insegna dell'equilibrio e della ragionevolezza. E’ una carta in grado di trasformare positivamente quelle vicine, ed è sempre un buon presagio di speranze realizzate e progetti portati a termine.

 


Questo Arcano porta il numero XXI, il valore numerico più elevato dei Tarocchi. Rappresenta la realizzazione completa dell'unione degli opposti annunciata dall'angelo del Giudizio. Questa carta, indica il compimento dell'Opera iniziata quando il Matto, con le vesti del Bagatto, ha dispiegato davanti a sé il contenuto del sacchetto per giocare.
Il Mondo è la carta più positiva del mazzo. Il successo sarà completo e duraturo in qualsiasi ambito della vita del consultante: amore, lavoro, denaro e salute. E', dunque, la carta della realizzazione, della perfezione, della certezza.

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Di me e dei trienni


Posted: agosto 3rd, 2011 | Author:
Filed under: J.a.D.

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Here I am waiting for a better day
A second chance
A little luck to come my way
A hope to dream a hope that I can sleep again
And wake in the world with a clear conscience and clean hands
‘Cause all that you have is your soul

 

La mia vita procede a cicli triennali da che ne ho memoria.
Compiuti i 30, sentivo, sapevo, che qualcosa di grosso stava per succedere.
Ed eccomi qui.
Dopo tre anni, a cambiare la mia vita, a ricominciare tutto di nuovo. E stavolta "da sola".

L’Amore, l’ho sempre detto, è eterno. E quello che provo per Lui non cambierà mai, anche se non siamo più una coppia. Non nel senso stretto del termine almeno.
Ma è quello che provo per me, ora, che devo ricostruire.

Trent’anni.
Negli ultimi due giorni sono successe – dentro e fuori di me – molte più cose di quante non ne siano accadute nell’ultimo anno. E la cosa mi fa tanta paura quanta emozione.
Riprendere in mano "Donne che corrono coi lupi" in questo momento – dopo anni di brevi e fugaci incontri durante i quali non sono mai riuscita ad abbandonarmi completamente per il terrore che potesse dirmi qualcosa che in fondo ho sempre saputo ma mai voluto ammettere – mi sta concedendo strumenti preziosi per ricondurmi a me stessa, a ciò che sono sempre stata, con tutti i miei poliedrici eccessi, verso tutte le mie contrastanti personalità.

Io sono Vera, di Ne’ con te ne’ senza di te; Io sono Clementine, di Eternal Sunshine of the Spotless Mind; Io sono Emily Dickinson, in ogni parola in prosa o in poesia. Io sono me, con tutte le mie incontenibili emozioni.

E oggi, dopo mesi, forse anni, torno a far asciugare i miei capelli al vento. Nessun disciplinante, nessuna messa in piega, solo aria. E quando mi guardo nello specchio, rivedo Leo.
I miei capelli da strega mi riconducono oggi alla me Randagia, Libera, Selvaggia.
Vera.

E mi chiedo cosa mi riserverà questo triennio nuovo di zecca…

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    (martedì, ago 16. 2011 09:50 PM)
    Fffffrrrr ffffffrrrr
    Brixta: scemo xD
    Fab
    (lunedì, ago 15. 2011 09:03 PM)
    Bella lì! Anzi qui! ;)
    Brixta: <3
    Roberto Bommarito
    (lunedì, ago 15. 2011 04:28 PM)
    uno due uno due
    Brixta: Congratulazioni, sai contare fino a due! :P
    Brixta
    (lunedì, ago 15. 2011 03:13 PM)
    Mh, prova…

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