Charlie Brown: Penso di avere paura di essere felice.
Lucy: Come puoi avere paura di una cosa del genere?
Charlie Brown: Perché quando sei felice, c'è sempre qualcosa che va storto.
La mia passione per i Peanuts è nota pressochè a chiunque da più o meno sempre.
Agrodolci. Profondi. Solleticosi. Li adoro.
E oggi mi trovo davanti un Charlie Brown che ha paura di essere felice e mi scoppia il cuore di dolcezza.
Mi vien da ridere, ma roba da ridere coi lacrimoni eh, mica una risatina così, scemotta.
Nono, a me vien da piangere dalle risate.
Perchè io sono sempre stata un po' Charlie. Timido, insicuro, impacciato.
Ma sono anche sempre stata un po' Lucy. Scontrosa, prepotente, spavalda.
E oggi, quando penso a che guerre ho combattuto dentro di me per tenere in bilico questi due eccessi, non posso far altro che sentire una vocina dentro che ridacchia:
E ridacchia di me.
E ridacchia con me.
Perchè anche lei lo sa che la guerra, ormai, è finita.
Riesco a malapena a metter in ordine i vaghi ricordi che ho di questa notte. Ma in quel marasma di caotiche reminiscenze, una certezza: quella di non esser, ancora una volta, riuscita a servirmi delle parole. A volte ho l'impressione che siano loro, piuttosto, a servirsi di me. Seccante.
Il punto è che ho, netta, la sensazione d'averti dato un'impressione sbagliata. Non vorrei mai che ti rammaricassi per quello che io posso provare. Il mio modo di sentire è, ahimè, estremo, ecco perchè devo tenerlo sotto chiave. Ma questo è un mio problema. Sono un po' come l'uomo di vetro di Amelie. Non è colpa degli altri se una carezza mi lascia i lividi. E non è colpa tua se una frase del genere "Se continuerai a nasconderti io continuerò a cercarti e se la cosa diventerà pesante allora inizierò a farlo di nascosto. Senza che tu possa vedermi." ha su di me un effetto che non credo d'esser in grado di spiegarti. E' che cresci con la sensazione che non ci sia mai stato nessuno non-disposto a perderti, che tutti abbiano semplicemente fatto spallucce ogni volta che hai iniziato a correre in preda al panico. E poi un giorno, un perfetto sconosciuto, ti scrive che continuerà a cercarti.
Come fai, allora, a non piangere, me lo dici? Per te stessa, per chi ti fa sentire così, per tutte le persone che non ci hanno nemmeno provato a vedere se magari potevi esser ancora lì, solo rannicchiata da qualche parte, al buio, a tremare di gelo e di terrore.
Che alcune cose son semplicemente *troppo*. Troppo da capire, troppo da accettare, troppo da sentire, troppo da vivere. Persino Vera, in storia di una passione, vien definita così. Troppo. Lei è semplicemente Troppo.
Io ci ho provato, una volta, sai? A restare, intendo. A non pensare di andarmene. E non è stato facile ma l'avrei fatto. Per sempre e un giorno. E' che quando scopri un posto che puoi chiamare casa…e quel posto è una persona…beh, c'è poco da scappare no? Piccola tartarughina, ti leghi la casa sulle spalle e via, si parte. Il problema dell'esser randagi è che ci si può nascere o diventare per scelta. Ma quando ci si nasce…e poi si conosce il calore d'un focolare e la sensazione del "tornare a casa" ovunque si vada…e questa sensazione poi la si perde…beh, son davvero cavoli amari. E' che conosci qualcosa di nuovo e t'innamori di quella novità e per la prima volta ti dici cavolo, io davvero qui ci resterei per sempre e oltre. Poi un giorno la casa vien spazzata via da un uragano. E sei di nuovo tu, col tuo zaino in spalla, a fronteggiare il freddo e le intemperie. E sei più debole, ora. Perchè stare al caldo, nella bambagia, ti ha indebolito. E un soffio di vento ti fa pizzicare la gola. E giuri a te stessa che non ti permetterai più una cosa del genere chè la strada è la tua casa e non puoi permetterti il lusso di non sapertici più muovere. E ce ne metti, di anni, per tornare a poter camminare nella tempesta a piedi scalzi senza ammalarti. Ogni tanto trovi un riparo, un rifugio al caldo. Ma non una casa. Mai una casa. (Forse potrai capire perchè amo tanto zia Julia e perchè ho pianto a singhiozzi quando ho letto la prima volta della portaerei…) E non ti stupisci nemmeno quando vedi quel film. Quello che parla di te. Quello che ami più di ogni altro film al mondo. Quello che ti fa ridere e piangere e maledire te e tutto il resto. Quello che è solo un eternal sunshine of the spotless mind ma guardi Clementine e non capisci, non fino in fondo. Ma poi la riconosci. E ti torna in mente quel video. Chè così come Clara fotografa il dolore, io ho provato a rinchiuderlo in un video. E in che modo. Webcam versus vhs. The end of the world versus lacrime come piovesse. Devo dire ch'è stato catartico nonostante il pessimo risultato. Quando Juls lo vide disse "Sembri così piccola…una bambina con gli occhi grandi, troppo grandi!". Ed è quello che ero. Ero una bambina. E avevo gli occhi troppo grandi. Hai degli occhi così grandi, mi disse un giorno l'orso, e non hai idea di come usarli. Era vero. Erano vere entrambe le cose. Ho veramente gli occhi troppo grandi in quel video. E veramente non ho saputo usarli. Ci son voluti sei anni perchè riuscissi finalmente a lasciarmi alle spalle quel video. Sei lunghissimi anni. E son riuscita a superarlo solo quando mi fu detto "fu colpa mia, non avevo le spalle abbastanza larghe e mi arresi. Mi son arreso con te" chè in tutti questi anni ho pensato la colpa, invece, fosse mia. Pensa.
Non lo so nemmeno perchè sto scrivendo tutto questo ma è una di quelle giornate in cui senti che le parole ti si ammassano da qualche parte e lo sai che il solo modo per vedere cos'è che hanno da dire è scriver(l)e.
Che non son troppo brava a parlare di me ormai l'avrai capito fin troppo bene. Così come anche la mia incapacità cronica di rimanere in tema. Per dire una cosa finisce che inizio a vagare e finisco chissà dove in qualche campo di fragole (let me take you down…mi dice la vocina nella testa. No one I think is in my tree… Olè!)
Ma forse quello che cercavo di spiegare, in un modo molto confuso – tanto per cambiare, yuppidù – è quello che ti ho detto qualche giorno fà. Mi piace il freddo. Chè mi deve piacere. Ma più che mai mi piace il caldo che si può provare nel freddo. Ma, per quanto mi piaccia, mi lascia addosso quella sensazione agrodolce. Quella di quando ti dici cacchio, meglio non abituarcisi chè qui si rischiano sbalzi termici clamorosi. Poi altro che polmonite! E parte la lotta con te stessa. Quella fra la parte di te che dice muoviti, stupida, torna nella bufera prima che sia troppo tardi, prima che il tuo sistema immunitario inizi a pensare di potersi concedere una vacanza e l'altra parte che dice santinumi, fermati un attimo a scongelarti le dita, cosa vuoi che sia? Chè questa seconda dev'esser in combutta con Juls che risponde al mio perchè non riesco ad andarmene? con un candido perchè non vuoi. Io ti conosco Lè, se te ne fossi voluta andare l'avresti già fatto…perchè per una volta non ti fermi a prender fiato?
Che ci ho provato eh. Ad andarmene. Non solo pensato. Forse te ne sei accorto. Un fallimento clamoroso. Mi sono sentita così impotente. Un paio di giorni nemmeno e in quei giorni ho cercato di colmarli scrivendo, i vuoti. Scrivendo a me, scrivendo al blog, alla fine scrivendo a te. Non ce l'ho fatta e mi sono odiata per questo. Ma mi ero già odiata prima, mentre ci provavo. Perchè non posso allungare una mano verso il camino? Perchè devo morire di freddo? Perchè? Perchè la legna nel camino finirà e la fiamma si spegnerà? E' un motivo sufficiente per non approfittare del calore finchè ce n'è?
E mi vien di nuovo in mente eternal sunshine of the spotless mind e anche le lacrime amare di petra von kant in cui fassbinder fa dire alla sua magnifica protagonista che è pazzamente bello essere pazzi…E ancora penso a come, fino a che punto, nel suo "Nè con te, nè senza di te" Paola Calvetti abbia saputo rinchiudere una come me in un personaggio come Vera, quando scrive "lo amo e mi alleno ogni giorno a imparare a farne a meno"
E mi sento il parto nevrotico d'uno scrittore schizofrenico. Altro che Julius che fa le linguacce al mondo incontrando in epilessilandia il caro vecchio Fedor.
Mi chiedo quando ho smesso di sentirmi con semplicità. Di vivermi con il sorriso che ho in quel video. E non era facile la mia vita allora. Tutt'altro. Ma ero facile io. Mi sapevo gestire meglio. Che sia diventata così ingestibile anche per me stessa?
Forse aveva ragione doc quando diceva che mi facevo troppi problemi, che dovrei prendere le cose con più leggerezza, che dovevo esser più come lui…
Se solo riuscissi a esser almeno un po' più come me…
E ancora una volta ho la sensazione di non esser riuscita a dir niente di tutto quello che avrei voluto o potuto. Ma stanotte, o meglio stamattina, alle quattro, tirando il lenzuolo fin sotto il mento, ho capito che ero stanca di sentire freddo. Questo vuol dire tutto e non vuol dire niente. Ma soprattutto vuol dire che provo nei tuoi confronti un affetto sincero e mi piace sentire la tua presenza ma, ancora di più, mi piace sentire la tua mancanza. Mi piace pensare che ti sia fatto largo e abbia conquistato un posto qui dentro chè era davvero tanto che non avevo ospiti liggiù e il servizio da the si stava impolverando tutto.
Chè poi lo so, il modo di colmare il vuoto che lascerai lo troverò, così come ho sempre fatto. Ma per ora mi basta sapere che nella mia vita c'è un pirata. Un pirata che adoro. Che mi fa ridere, mi commuove, mi emoziona, m'affascina. E, come un libro nuovo da sfogliare con curiosità e lentezza, m'accingo a leggere le pagine di te che vorrai concedermi. Sottolineerò alcuni passaggi, ne porterò con me altri e, quando finirò di leggerlo, vi rinchiuderò all'interno una rosa. Con 19 petali.
Fino ad allora, abbracciami. Senza se, senza ma. Senza ieri, nè domani. Abbracciami e basta. Chè son stanca di avere freddo.
Si, il modo di colmare i vuoti lo trovo sempre. E anche se ora starnutisco mille volte al giorno; e anche se guardo i caminetti dalla strada, col naso contro il vetro come una barbona, sognando di poter un giorno avvicinarmi di nuovo al fuoco; e anche se dovrò reimparare a camminare a piedi nudi nella neve, oggi mi guardo indietro e capisco che ne è valsa la pena, che è stato giusto trovarlo così come lo è stato perderlo.
E ho finalmente capito che il mio unico errore è stato pensare di dover mettere in qualche modo radici, snaturando me stessa.
Ho amato il suo essere la staccionata per il filo del mio palloncino. Perchè era come credevo che una persona dovesse essere, era ciò che credevo mi mancasse. Che, cioè, qualcuno mi tenesse ferma.
Ci ho pensato a lungo e ora so di non aver bisogno di qualcuno che mi tenga ferma ma di qualcuno che sia in grado di volare via libero insieme a me, di qualcuno che non si senta minacciato dal mio non aver bisogno di lui, dal mio essere Randagia e che, anzi, sappia essere a sua volta Randagio.
Alla fine dei giochi è la soluzione più logica chè se a esser Randagi si è in due… non si ha certo bisogno di un caminetto per trovare il caldo nel freddo
Maybe some women aren't meant to be tamed
Maybe they just need to run free until they find someone just as wild to run with
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È stato nel 2005. L'ultima volta che mi sono fidata di qualcuno e gli ho permesso di passeggiarmi sul cuore come fosse stato una star sul tappeto rosso.
Sembra ieri e invece era il 2005. E realizzo oggi con sorpresa che è stata l'ultima volta in cui sono finita in pezzi.
Erano gli ultimi giorni di un banalissimo e noiosissimo Luglio. Ero rimasta da sola in una Roma deserta.
Dopo che il mio cuore finì in brandelli, scappai al mare, tornai in quella che da lì a breve sarebbe ridiventata la mia casa… anche se all'epoca ovviamente non lo sapevo.
Ad attendermi alla fermata del treno, sorrisi e abbracci e conforto e fazzolettini e sdrammatizzazioni e sbronze e Amore di quello vero.
Trovai ciò che ero andata a cercare. E anche di più. Ma non solo da parte degli altri.
Malgrado stessi annegando in un inferno dal quale non credevo sarei stata in grado di risollevarmi, scattai una foto. Proprio nel momento in cui credevo di non avere via d'uscita. Per ricordare a me stessa come avevo permesso a una persona di ridurmi e per impedire che succedesse ancora no matter what.
Rimasi al mare solo pochi giorni, giusto il tempo di dormire e piangere fino ad aver buttato via tutto quello che non volevo portarmi dietro.
Era la fine di luglio quando scattai la mia foto "no more"
E pochi giorni dopo scattai la mia foto "This Time"
Quel che più amo del mio passato è che, senza nemmeno rendermene conto, l'ho riempito di dimostrazioni di Forza e di Vita che ancora oggi sono in grado di regalarmi la certezza che, anche alla fine della notte più lunga e buia, ci sarà uno splendido sole sotto il quale sdraiarmi e, perchè no, abbronzarmi!
Se è vero che chi va con lo zoppo impara a zoppicare, circondarmi di gatti sta iniziando a dare i suoi frutti.
Ciao, mi chiamo Eleonora. Ho sette vite. E cado sempre in piedi.
This time
I'm gonna be my own best friend
This time
I'm gonna be the one
To win
Your love
Your affection
To hide
My fear
Of rejection
This time
I'm gonna love myself
More than anyone else
I'm gonna treat me right
Sai… il mio fiore… ne sono responsabile!
Ed è talmente debole e talmente ingenuo.
Ha quattro spine da niente per proteggersi dal mondo…
Sono state due, le mie, di spine da niente. Tanti, tantissimi amori, ma due soli Amori.
Due soli Amori con i quali immaginai un futuro, una casa, una famiglia e tutto ciò che si può immaginare di costruire in due.
Due soli Amori con i quali mi sono sentita a casa, come se il mio eterno vagare mi avesse finalmente condotta dove era giusto che stessi.
Due soli Amori che, dopo tre anni, si arresero con me.
Nel marzo 2008, dopo quasi dieci anni, chiesi alla prima Spina da Niente se mi avesse mai amata.
Rispose
" Ti ho amato, ed in modo disperato, dall'inizio fino alla fine. Ti ho amata Eleonora, in maniera dolcemente ingenua e totale come ho saputo e come so fare: donando tutto me stesso senza nulla pretendere, credendoci di fede cieca ed incrollabile. Sei stata il mio Universo per molto tempo, l'inizio e la fine della mia vita. Ti ho amata come sono certo bisogna amare una donna, e non sapevo neppure di esserne in grado.
(…)
Ciò che è successo dopo è ingiustificabile ai miei occhi, ai miei attuali occhi ma è ciò che è successo… non ho retto, non avevo le spalle per poter reggere la realtà che mi sembrava di avere davanti agli occhi: volevo solo essere onesto come lo ero SEMPRE stato e già sapevo il prezzo da pagare, ma ho preferito essere odiato piuttosto che dimenticato.
Questo è stato il mio errore, la mia punizione, la mia Lezione.
Eleonora, tu per me ti stagli su un piedistallo di un'altezza che spetta a pochi, e sì, ti ho amata veramente, con te ho toccato il cielo e son cose che una persona saggia non dimentica e custodisce gelosamente nel cuore…e se riesci a capirmi sai perchè ti amo ancora: butta l'orgoglio, ha quasi distrutto me e a quanto intuisco sta portando alla rovina anche te.
"
Si arrese.
Così come anche la seconda Spina da Niente.
A distanza di dieci anni, mi trovo ad aver di nuovo creduto nel Per Sempre e un po' più in là con una persona che a un certo punto, anche stavolta dopo tre anni, ha deciso che era troppo difficile e non ne valeva la pena.
Quello che mi chiedo ora è: com'è possibile che una cosa del genere non mi abbia distrutta? Com'è possibile che sulla spiaggia, in auto, rientrando a casa e annaffiando le piante io abbia pensato e ripensato a tutto ciò cercando un filo per uscire da questo labirinto ammesso che un'uscita esista e… non non sia finita in mille pezzi?
In qualsiasi altro momento, una qualsiasi altra delle mille me, avrebbe dato il via alle danze della paranoia "nonsonoabbastanza". Avrebbe ripreso il cuore e lo avrebbe rigettato in qualche pesante scrigno in fondo all'oceano.
E invece c'è una piccola parte di me che sussurra, timida e con il terrore di sembrare presuntuosa, che forse erano loro a non esser abbastanza.
Io potrei pure provarci a raccontare cos'è, finire nel Giardino dei Tarocchi. Ci potrei provare, sì. Ma non ci riuscirei e non avrebbe lo stesso sapore. Chè in quel luogo s'ha da andarci, non da farselo raccontare.
Garavicchio. A due passi dall'uscita dell'autostrada e a millemila chilometri da tutto. Immerso nel nulla. Ma in quello bello e vivo e palpitante, di nulla eh. Mica quello vuoto e triste e spauroso.
E scoprire… anzi no, ricordare, che a un'ora di macchina da casa mia c'è così tanta meraviglia che non ho ancora vis(su)to mi fa sentire il cuore far le capriole nel petto.
La prima volta che sono passata di là, è stato due anni tondi fa, per andare all'isola del giglio con lui.
La prima volta che mi trovai in toscana percorrendo l'aurelia, ero seduta lato passeggero e guardavo fuori dal finestrino sognando che la mia vita, la nostra vita, sarebbe un giorno potuta esser vissuta in una casina in mezzo al nulla, a sei chilometri di curve dalla vita, per dirla alla Bersani. Un sogno che ricevette una smentita in tempo reale. Nono, io voglio vivere in città, vicino a tutto, dove posso andarmi a prendere una birra la sera, quali chilometri dalla vita ahò!
Era il 2oo9 e già lo sapevo. Già sapevo che se avessi voluto portare avanti quella storia, avrei dovuto rinunciare a me stessa.
Non è un caso che proprio il 24 Agosto 2009 ho scritto "Quand'è che il troppo è troppo? Quand'è che si capisce se un grande amore che però fa soffrire è il caso di lasciarlo finire o val la pena salvarlo a ogni costo? Come si fa a decidere se staccare o meno la spina senza impazzirne? Come si fa a decidere se vivere o morire?…"
Si. Lo sapevo. Per tenere in vita Noi, dovevo rinunciare a Me. E ingenuamente lo feci. E non rinnego nulla. Tornassi indietro, rifarei tutto. Perchè è ancora vero quello che scrissi nel 2oo8: io, così, non avevo amato mai.
Oggi è me stessa che imparo ad amare come non avevo amato mai prima. A sentirmi come non avevo mai fatto prima, in ogni minuscolo angolo di vita. E ho intenzione di trattarmi come forse avrei sempre voluto mi trattasse il mio uomo. Ho intenzione di coccolarmi e viziarmi. Ho intenzione di donarmi la luna. Ho intenzione di scoprire posti nuovi e non accontentarmi più di niente.
Viaggiare sembra una cosa così… grande, così impegnativa. E invece basta così poco. Ed è tutto così vicino alla fine.
Col desiderio di scoprire luoghi nuovi, si risveglia in me anche la voglia di lasciare l'Italia. E per la prima volta non ho legami che mi potrebbero trattenere dal farlo. Tranne forse l'amore per il posto dove vivo al momento. Ma sono sicura che se me ne andassi per qualche anno, al mio ritorno lo troverei ad aspettarmi.
Chissà che con i frammenti della mia esistenza, non si riesca a ricavarne qualcosa di altrettanto magico? Che abbia inizio il mosaico della mia vita!
La Temperanza è la carta della rigenerazione e dell'innovazione, ma nel rispetto dei valori impliciti nel suo stesso nome: “temperanza”, ossia moderazione e autodisciplina. Può indicare una trasformazione felice, una nuova iniziativa proiettata verso il futuro, ma tutto ciò avviene lentamente con pazienza e all'insegna dell'equilibrio e della ragionevolezza. E’ una carta in grado di trasformare positivamente quelle vicine, ed è sempre un buon presagio di speranze realizzate e progetti portati a termine.
Questo Arcano porta il numero XXI, il valore numerico più elevato dei Tarocchi. Rappresenta la realizzazione completa dell'unione degli opposti annunciata dall'angelo del Giudizio. Questa carta, indica il compimento dell'Opera iniziata quando il Matto, con le vesti del Bagatto, ha dispiegato davanti a sé il contenuto del sacchetto per giocare. Il Mondo è la carta più positiva del mazzo. Il successo sarà completo e duraturo in qualsiasi ambito della vita del consultante: amore, lavoro, denaro e salute. E', dunque, la carta della realizzazione, della perfezione, della certezza.
I’ll light the fire You put the flowers in the vase That you bought today
Un piede dietro l’altro, un passo dopo l’altro. Così, dicono, si raggiungono le mete, si percorrono le più sconfinate distanze. Con rischi indicibili e traversie innumerevoli. No, quello è un altro film. Il mio, di film, sembra fermo al titolo. È solo che piove. Già. Oggi piove. E non è che il fatto in sè sia poi così degno di nota. È il contorno, semmai, a esserlo. Degno di nota, dico. Penso a quanto meraviglioso potrebbe essere questo momento. Se solo…
Staring at the fire For hours and hours While I listen to you Play your love songs All night long for me Only for me
Mi ricordo di qualche anno fa. Il chi sarei stata, come ci sarei arrivata, cosa avrei fatto e molti altri dettagli erano lasciati al caso. A non esserlo, era Lei. Una vera e propria costante. Posso andare indietro negli anni fino al 2oo5 tranquillamente e vedermi che ne parlo con l’orso. Mostro foto, bozzetti, progetti, sogni a occhi aperti. Era lì che volevo arrivare.
Come to me now And rest your head for just five minutes Everything is good Such a cosy room The windows are illuminated By the sunshine through them Fiery gems for you Only for you
Sono passati tanti anni da allora. Molte cose sono successe. Le persone che vedevo nel quadretto sono cambiate. O meglio, son passata dal vedermici sola al riuscire a contemplare la presenza di una seconda persona (oltre ai millemila gatti – of course!). Eppure, quando chiudo gli occhi, ancora mi ritrovo catapultata dentro quel sogno. Non so dove sia quel posto ma so che è lì che voglio andare e so anche che, il giorno in cui potrò finalmente chiamarlo casa, non arriverà mai troppo presto!
Our house is a very, very fine house With two cats in the yard Life used to be so hard Now everything is easy ‘Cause of you
Brixterentolavo fra i vecchissimi messaggi privati di iobloggo. Chè son davvero tanti e, alcuni, persino di persone non più iscritte. Davo una bella rispolverata quando ho trovato un messaggio che mi ha fatta sorridere. Tra l’altro di una persona che ho ritrovato per caso qualche giorno fa in un blog prevalentemente abbandonato. Beh, non so nemmeno se mi legge più ma… mi ha scaldato il cuore. Davvero. Il messaggio diceva
Alla cortese attenzione di Brixta no no no…così non andiamo *scuote la testa*…ma come io l’aspettavo per renderla partecipe del blog sotto vuoto, e lei mi fa disperdere come nebbia….no no no…
Introduzione ebete a parte, colgo l’attimo (che mi sa è già fuggito), sfrutto la scusa, per comunicarti tutta la mia stima. Vabbè così sembra una lettera di rappresentanza. Però sai che c’è, leggendo blog (ma anche altre cose) qua e la per la rete (ma non solo) non è facile trovare chi sa scrivere, e non parlo di lingua italiana (anche se..). Mi riferisco a quella abilità propria di poche individualità di riuscire a tradurre pensieri. Fine.
va che tra un pò ti chiedo un autografo eh ;-))
buon*aggiungere qualcosa a scelta*
E all’improvviso ho capito, forse per la prima volta, perchè amo tanto i blog. No, non per i "complimenti" e nemmeno perchè si condividono esperienze e blablabla. È perchè la scrittura ti da modo di conoscere, prima della persona che hai di fronte, il suo estro, il suo aspetto creativo o comunicativo. Cosa che, normalmente, accade dopo mesi e, in alcuni casi, può anche non accadere mai. Conosco persone da una vita che non sospettano nemmeno lontanamente ch’io ami scrivere…
Per me, che do il peso che do alle parole, il blog è un modo per conoscere persone che, prima di tutto, condividono questa mia passione. Il resto è accessorio, per non dire irrilevante. Quando poi questo estro vien impiegato per un messaggio privato, un commento, una email o quel che sia… è per me una enorme dimostrazione d’affetto. Scrivere è donare e, che qualcuno che a stento mi conosce avverta così spontaneo il bisogno di donarsi, è qualcosa che non smetterà mai – MAI - di commuovermi. Tutto questo per dirvi che vi adoro. Davvero. Uno per uno. Dal 2oo3 a oggi. Mi gira la testa se penso a tutte le persone stupende che ho conosciuto grazie a questo stupido pezzo di carta virtuale e a tutte quelle che, mi auguro, continuerò a conoscere. Uno dei miei buoni propositi per quest’anno riguarda proprio alcuni di voi. Chè so di aver appena detto di adorarvi tutti ma, concedetemelo, alcuni li adoro un po’ di più e ho tutte le intenzioni di approfondirli! Un paio di loro sanno anche già di essere sulla mia lista ;) Gli altri… beh, lo scopriranno presto!
I libri non vanno letti, ho scritto qualche giorno fa, vanno vissuti. "Quando uno di loro sembra parlare di te, è come viverti all’ennesima potenza. Ci sono pensieri ed emozioni che m’appartengono in H&J. Ci sono pensieri ed emozioni che m’appartengono in Anais. Voglio dare tutto a questo libro. E anche un po’ di più. E’ una questione fra me e lui (…) Sono innamorata, inebriata e, come ogni persona innamorata, non chiedo altro che vivere fino in fondo l’oggetto del mio amore (…) So votare me stessa a ciò che mi entusiasma, che mi appassiona, indipendentemente che questo sia reale o meno. Ci son giorni in cui penso di vivere alcune cose troppo intensamente. Poi sento quella scossa percorrermi la schiena e in culo pure la realtà!" Stai attenta, mi ha detto Ale parlando di Roberto, ne uscirai distrutta da questa faccenda. Questo coinvolgimento non può farti bene! Tu vivi tutto troppo intensamente, non riesci a farti scivolare addosso niente. Che vuol dire, gli ho chiesto, che vivo tutto troppo intensamente? Che rischi di annullarti. Sono giorni che penso alle sue parole. Rischio di annullarmi. Ho iniziato un nuovo gioco. Si chiama: strappiamo i veli. C’è un solo modo, ho sempre sostenuto, per poter essere completamente sinceri: mentire a sè stessi. E sento di non aver quasi fatto altro. Da un po’ di tempo mi capita spesso di trovarmi fra le mani libri che mi parlano. E lo fanno davvero. Nel modo più energico possibile. Dicono cose che, in qualsiasi altro momento, sarei facilmente riuscita a ignorare ma che oggi mi scuotono con ferocia. Non so dire cosa esattamente le renda tanto efficaci ma tant’è. Riescono a toccarmi. Forse aver iniziato a spogliarmi di pesanti armature, mi rende più vulnerabile; forse è solo giunto il momento di capirci qualcosa o magari sono solo stanca di portarmi in giro così, distrattamente. So solo che ho bisogno di verità. Di tutta quella che riuscirò a trovare. Di tutta quella che mi sarà fisicamente possibile sopportare. E anche un po’ di più Vivi in un mondo tutto tuo, mi dicono sempre. Un mondo mio, sì. Un mondo dove non esistono tempi morti, dove non c’è routine, dove non ci sono nemmeno io a conti fatti. E’ un mondo d’istanti sensazionali. Un mondo che è facile trovare ma dal quale si rischia di non saper più uscire. Ripeto ossessivamente a me stessa che devo smetterla di ritagliare vite in quegli scampoli di tempo che riesco a strappare alla quotidianità. Tu non ti rilassi mai! Mi rimprovera mia madre. Forse ha ragione. Dev’essere questo che intendeva Ale. Non si tratta di vivere troppo intensamente ma di vivere troppo. Quando non mi basta la mia, di vita, ricorro ad altre costruite da menti brillanti o ne improvviso alcune da me. Cucio esistenze addosso a perfetti estranei. Cosa c’è nella bustina che la ragazza stringe tanto gelosamente? Cosa pensa la signora che scuote la testa guardando i due giovani che si baciano? Cosa prova l’uomo che osserva l’affascinante donna che gli siede accanto? Forse non mi basto, scrivo un giorno nel diario. Forse ho bisogno di vivere più emozioni di quante non riesca a procurarmene. E’ come una droga, una dipendenza cui non so e non voglio sottrarmi. "C’è chi è dipendente da sostanze stupefacenti, allucinogene, alcoliche in grado di alterare gli stati di coscienza." Ho detto a Roberto. "Questi effetti, in me, li producono le emozioni (…) Se trovo qualcosa che mi emoziona non so staccarmene finchè non ne ho succhiato ogni goccia (…) Ho riso a mezzanotte passata. Seduta sul letto con le gambe incrociate. Emozioni troppo incalzanti da accogliere pigramente adagiata contro la spalliera del letto. Ho riso di cuore. Riso dentro e fuori, con sollievo, con leggerezza, con divertimento, con comprensione. Ho pianto a notte fonda, per un brivido più forte di altri. Con gli occhi lucidi e un sorriso sulle labbra ho vissuto ogni parola, ogni gesto, ogni pensiero, ogni emozione. E, di tutto questo, ne voglio ancora." E’ con l’apatia che non so convivere. Ho bisogno di passioni. Ovunque si trovino e di qualsiasi forma siano. Quando la realtà mi schiaccia a terra, rinnego la sua stessa esistenza; rinnego la mia stessa esistenza.
Sei lì immersa nei libri, in un pomeriggio come un altro, con una tisana come un’altra e ti salta in mente un ricordo come un altro. Questione di un istante. Così, a bruciapelo. Scalpita, si fa strada a gomitate fra i pensieri che cercano di lasciar posto allo studio. Lo osservi per un momento e lo lasci passare.
Il tempo di vederne svanire la coda dietro l’angolo che thunderbird t’avvisa d’aver ricevuto una email. Una intitolata 2004-2010. Dentro, un link. Un link a una canzone. E, sotto, scritto "5 Gennaio. Chissà se ci hai pensato, Miss…" La canzone dice:
Ogni volta che parlo di te tu fai parte o non parte di me ogni volta che piango per te faccio parte o non parte di noi. Ma mille nuovi amori cercherò per non amarti più ma mai nessuna al mondo sarai tu. E stanotte la passi con lui ma ogni cosa ti parla di noi ogni frase, ogni gesto che fai è già stato vissuto da noi. Chiudi gli occhi e pensi che le tue mani, la sua pelle no, non sono me. Ogni volta che parli di me faccio parte o non parte di te ogni volta che piangi per me faccio parte o non parte di noi. A tutti i nostri amici tu dirai di non amarmi più ma solo io saprò a chi pensi tu voglio te voglio te, voglio te perchè tu, tu fai parte di me voglio te, voglio te, voglio te fino all’ultimo sguardo all’ultimo istante all’utimo giorno che avrò.
Alcuni fili, alcuni legami, sottili, invisibili, sono eterni, immutabili e indistruttibili. È commovente.
Da una email del 06.06.2007 E sembra proprio che l’inconciliabilità sia il marchio a fuoco del mio Essere.
Vorrei poter dire anch’io d’esser più matura, più consapevole, e per molte cose lo sono, ma la verità è che, più che altro, sono più chiusa, disillusa, forse cinica. Ho fatto una miriade di cazzate – scusa il francesismo ma rende troppo bene per eufemismizzarlo – negli ultimi anni. E con ultimi intendo più o meno fino ai ventitre. Contando ovviamente dagli otto :P La mia vita è cambiata – o dovrei dire ricominciata – quando ho iniziato questo corso di laurea. Di felicità no, non posso parlare – forse perchè ho smesso di credere anche in quello, chissà – ma so di essere soddisfatta di me. Di dove sono arrivata e di come ci sono arrivata. Dell’ammirazione che mi son conquistata. Da parte degli altri e di me stessa. Il problema è che – come ti accennai – son in piena fase "che ne è stato di me"? Per questo mi ha fatto così felice/inquietudine la tua ricomparsa. E’ a partire da quegli anni che ho iniziato a mettermi sotto una lente d’ingrandimento. Forse anche per capire il lungo blocco che li ha seguiti onde evitare di ripetere l’esperienza in futuro… Fatto sta che non riesco ancora a conciliare la me adulta, apparentemente sicura di sè, dissacrante, principessa dell’organizzazione e regina del regno dove m’illudo d’aver tutto sotto controllo, la persona affidabile e disponibile sulla quale colleghi e professori sentono di poter sempre contare con la ragazzina spaventata, complessata, incasinata, fiduciosa e ingenua che ho il – quasi del tutto fondato – timore sia ancora in qualche angolino a tremare di nascosto. Non mi piace quella parte di me. Quella che si faceva male, che passava le notti a piangere, che aveva il terrore di perdere le persone e si faceva felicemente calpestare ond’evitare d’esser abbandonata per la milionesima volta. Sono due anni ormai – o forse più, non ricordo – che ho smesso di fumare, affronto le difficoltà a testa alta, non mi tengo un cecio in bocca (come si dice a Roma e come forse avrai vagamente intuito), il mio amore per la solitudine sfiora l’eremitaggio, eppure…il risvolto della medaglia non posso fare a meno di pensare che sia un progressivo, devastante inaridimento. La verità è che sono uscita dal famoso baratro grazie alla rabbia verso me stessa che si è lentamente trasformata in grinta ed è lei, oggi, a dominarmi. E’ la prima cosa che salta agli occhi a chi m’incontra. Fra gli aggettivi che lamami usa più spesso per descrivermi ci son implacabile e inesorabile. O mefistofelica, ma quello non è una novità :P E’ come se in me non fosse rimasta traccia d’ingenuità, di dolcezza.