Il 28 Novembre 2011 ho iniziato a lavorare presso questa nuova società con la promessa di un contratto di due anni (prima) e uno a tempo indeterminato (poi).
Fra due giorni sono 2 mesi che lavoro qui e di contratti e buste paga ancora nemmeno l'ombra.
Fino a stamattina.
Capo: Ele, prendi il foglio che esce dalla stampante fra 10 secondi e firmalo… è la lettera d'assunzione!
Io: dai??? Fico, iniziavo a non sperarci più!
Capo: il contratto è di 5 mesi come ti avevo detto, il tempo di metter su la nuova società e poi ti assumiamo con quell'altra come ti avevo spiegato
Io: sisi, ricordo
Capo: ah si, c'è una novità…
Io: ?
Capo: il 31 maggio scade questo contratto e facciamo il nuovo a tempo indeterminato!
Come direbbe mia madre, è passato l'angelo e ha detto Amen.
Mercoledì 28, ore 15.30, colloquio tecnico (in inglese. Mpfahahah) dai crucchi.
E intanto la prossima settimana consegno i primi lavori a Paolo.
E fra due settimane prendo anche il primo stipendio da Stefano.
E ho anche altri potenziali nuovi clienti/progetti in vista.
Mh
Lo ammetto, mi sento una giocoliera. Lancio una quantità imbarazzante di palle in aria.
Il bello è che ormai SO di riuscire a raccogliere al volo solo quelle che meritano di non cadere.
Era il 2oo3 quando aprii il mio primo blog.
Iniziò tutto così.
All'HTML mi ero già avvicinata in passato, presentai la tesina di diploma sottoforma di sito web, ma la passione per quello che sarebbe diventato – contro ogni aspettativa – il mio lavoro, iniziò nel 2oo3.
All'epoca realizzavo templates gratuiti per i blog su splinder. Poi fu il momento di quelli su iobloggo.
Poi un giorno un pUlc, un giorno di san valentino più precisamente, mi disse "dai, vieni qui che ti faccio vedere quant'è bello il php!"
Me ne innamorai. Disperatamente.
Ma il mio futuro in realtà iniziò quando fu di un pirata che mi innamorai disperatamente. Tanto da pensare di finire gli studi e trasferirmi a Bologna.
Fu per inseguire quel sogno che risposi a un annuncio per un posto da segretaria a Santa Marinella. Un part-time da 500 euro. Era perfetto. Potevo finire gli esami e intanto mettere da parte due lire per poter raggiungere il mio pirata in capo al mondo.
Eh. Buffo come, citando una delle mie Anime, la vita la sappia più lunga di me, di noi, di tutti quanti.
La persona che mi fece il colloquio per quello che alla fine sarebbe diventato il mio primo lavoro da programmatrice, si rifiutò di prendermi come segretaria quando lesse nel curriculum delle mie capacità tecniche.
Mi volle nello staff.
Io. Lavorare per una Webagency. Fare siti per professione. Mi era passato per l'anticamera del cervello una o due volte. Ma sembrava una cosa così… così… boh, sarebbe come esser pagati per fare fotografie, per scrivere racconti, per suonare il pianoforte, per disegnare pupattoli a matita. Insomma, sarebbe stato come vincere alla lotteria o, meglio ancora, come scoprire di avere talento nel fare ciò che amavo. E io non ero abbastanza fortunata nè abbastanza brava per potermi permettere un sogno del genere.
E invece fu Valerio.
Non aveva un'idea del mio lavoro. Nè tantomeno del suo se è per questo. Per un anno sono stata in quell'ufficio, giorno e notte, a sbattere la testa su cose che non sapevo fare. Su cose che nessuno lì dentro sapeva fare. Su cose che da sola ho imparato a fare.
Il tutto sentendomi dire che prima o poi… beh si, prima o poi sarei stata pagata. Già. Prima o poi.
Finchè nel nostro staff tecnico non arrivò lei, Elena.
La mia spalla, la mia controparte, la mia metà lavorativa. Dove finivano le mie competenze, iniziavano le sue e viceversa.
Lei fu la prima a dirmi che quello che facevo aveva un valore che superava di gran lunga le "mancette" che il capo si degnava di accordarci.
Fu la prima a farmi capire che il mio non era un lavoro di bassa manovalanza ma altamente specializzato e come tale dovevo esser considerata e retribuita.
Lei fu la prima a farmi pensare che per un anno sono stata un cagnolino sotto il tavolo che aspettava che al padrone cadesse qualche briciola.
Ho imparato molto? Si.
Grazie al mio capo o ai colleghi? No (esclusa Elena ovviamente)
Oggi lavoro part time presso una webagency dove percepisco un fisso mensile e il cui capo è estasiato un giorno si e l'altro pure di avermi lì.
In più ho dei committenti. E collaboro con una piccola compagnia informatica che si sta aprendo al settore dei siti web e ha bisogno di qualcuno che gli gestisca l'intero pacchetto clienti.
Uno di questi clienti ha richiesto a Paolo II, il proprietario della suddetta compagnia, un e-commerce per la vendita di pneumatici online.
Venerdì pomeriggio abbiamo avuto un meeting. Gli ho promesso uno studio di fattibilità per lunedì. Oggi alle 14 ho spedito l'email con proposte tecniche/commerciali, tempi e costi stimati e soluzione consigliata.
Ho ricevuto i complimenti per la puntualità, per la professionalità, per la chiarezza e per la correttezza.
Per la prima volta in vita mia non mi sono messa davanti a una persona aspettando che mi dicesse quanto era disposta a valutarmi ma mi sono data io stessa un valore. Un valore giusto. Non troppo basso, non troppo alto. Che tenesse conto del mio impegno nel progetto e dell'attuale prezzo di mercato dello stesso.
- Ciò che il cliente chiede ha questo valore. Per spendere meno bisogna rinunciare a questo, questo e quest'altro.
- Va benissimo. Mi occuperò io dell'aspetto commerciale ora spiegando al cliente che la soluzione che consigli tu è la migliore!
Ho dato un valore al mio tempo, alle mia capacità, a me stessa.
E forse per la prima volta in vita mia, sento davvero di non essermi buttata via.
Di essermi Amata e soprattutto Rispettata più di quanto abbia mai fatto.
Come Essere Umano. Come Professionista.
E, perchè no? Anche un po' come Donna.
Le cose tanto più scarseggiano, tanto più acquisiscono valore, si sa.
Ciò che è buffo riguardo il tempo è che quando non ne ho in quel poco a disposizione riesco a infilarci l'impossibile; quando invece ne ho a iosa non concludo niente.
Adoro che il mio tempo sia diventato in così poco tempo tanto scarso, tanto prezioso, tanto ricco, tanto pienopienopieno di tutto.
5.30 sveglia
7.05 partenza
7.45 – 8.00 per fare 300 metri all'uscita del raccordo
8.00 – 8.20 per fare 2.7 km di via Cassia
8.20 – 8.30 ricerca parcheggio
8.30 – 8.35 corsa in ufficio
9.30? Capo: Ah mi piace sta ragazza sississì!
10.30? Capa: Oddio meno male che sei arrivata tu!
11.30 circa. Squilla il cellulare
- Eleonora ciao, sono Paolo. Senti ci è capitato un progetto e un paio di ragazzotti si son offerti di farlo loro ma io preferirei che te ne occupassi tu.
12.30? Capo: Ma dove sei stata fino a oggi???
13.40 abbandono posto di lavoro per correre a un nuovo colloquio a 10km di distanza con un altro Paolo
14.25 raggiungo l'indirizzo designato per il colloquio (!!!)
AltroPaolo: Accipicchia, hai un sacco di esperienza… Questo l'hai fatto tu? E anche quest'altro? E il logo? Ma è stupendo! Uh, usi linux??? Senti, io devo ricevere gli altri che mi hanno mandato il cv chè sennò mi pare brutto ma stasera ti inoltro i dati per questo sito da fare e vorrei che te ne occupassi tu. Mi fai un progettino, mi dici tempi, costi e io lo faccio approvare al cliente. Ci sentiamo domani!
15.15 direzione McDrive
15.20 – 15.25 pranzo con caesar salad e cheesburger lampo, il tempo di una telefonata con il pUlc
15.30 aripartenza
16.45 arrivo a casa
17.00 doccia
17.00 – 18.00 coma
18.00 – 19.00 ricerca disperata del bento e dei suoi accessori
19.00 – 19.30 post
19.30 preparazione cene e pranzi per i prossimi sei anni
Morale della favola:
Sono cotta. Completamente. Ma indubbiamente soddisfatta.
Quello che mi preoccupa è che… beh, ci manca solo che mi chiamano anche i crucchi e poi davvero dovrò ricorrere alla clonazione.
O forse sarà l'occasione buona per imparare a
1. organizzarmi
2. non farmi sfruttare
3. dettare le mie condizioni
Ma a parte tutto, quello che più mi stupisce è che di 4 colloqui fatti finora, tutti e 4 sono andati bene. Tutti e 4 (5 se si conta anche la attuale capessa) mi hanno praticamente detto in sede di colloquio "ok, mi hai conquistato!!!"
Stranissimo per me dire una cosa del genere ma… sono a un passo dai deliri di onnipotenza eh! Veloci, ditemi qualcosa di cattivo prima che la mia testa inizi a montarsi!!!
La cosa peggiore, quando una persona che ami e conosci da tutta la vita ti tradisce, è che inevitabilmente ti trovi a dover scegliere fra la fiducia nei suoi confronti e quella nei confronti del tuo istinto.
Per chi se lo stesse chiedendo, oggi ho scelto il mio istinto.
E sono un metro più vicina al cielo!
Ogni volta che la gente è d’accordo con me provo la sensazione di avere torto, diceva Wilde. A me sta succedendo il contrario. In questi ultimi giorni, a seguito di molteplici discussioni di carattere prevalentemente politico/religioso (maaai parlare di politica e religione, aHa, dovrò farmelo tatuare in fronte) mi sono trovata più volte a ottenere dichiarazioni di stima da chi appartiene a partiti o contesti religiosi a dir poco opposti al mio. In qualsiasi altro momento storico della mia esistenza, questo mi avrebbe perplessa profondamente. Significa forse che sto tradendo i miei ideali? No, significa che ho talmente assimilato gli innumerevoli studi sull’alterità da averli trasformati naturalmente e inconsciamente in un modus vivendi et pensandi. Vuol dire che so parlare civilmente e senza ottusità con persone che la pensano in modo diametralmente opposto al mio. Niente mi ha mai resa più orgogliosa di me stessa!
I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it (Evelyn Beatrice Hall)
È incredibile quanto velocemente cambino le cose. O, come in questo caso, le persone. Nello specifico io.
Qualche tempo fa il topo mi disse "è un bene che ti arrabbi quando le cose non sono come le vorresti, significa che stai finalmente capendo che anche tu meriti di essere felice e, cosa più importante, che vuoi esserlo!" Magari non se ne è nemmeno reso conto ma, in una frase striminzita, ha riassunto non solo la mia intera esistenza ma anche la piega che sta prendendo la mia vita. Quella di una che si è sempre accontentata, che non ha mai osato chiedere, che forse non ha mai nemmeno pensato di valere granchè. Quella di una che un giorno si sveglia e inizia a pretendere ciò che SA di meritare. O anche no. Magari pretende solo ciò che vuole. A prescindere che lo meriti o meno. Il punto è che non si accontenta più.
Ho sempre avuto enormi difficoltà a parlare di soldi. Il compenso, nella mia testa, dava un valore a me, al mio lavoro, un valore che dovevano esser gli altri a stabilire, non io. Come quando a scuola ti chiedevano di darti un voto da solo. Non sono mai riuscita ad andare oltre il 6. Poi un giorno il boss ha assunto Elena. E lei ha iniziato a dire che il mio è un lavoro qualificato e quello che io faccio, e come lo faccio, vale almeno il quintuplo di quello che viene valutato alla pirgy. E sentirsi anche dire da una semi-sconosciuta "Ah io non ho dubbi che risolverai il problema. Sei un genio, solo che ancora non lo sai! Io ho piena fiducia in te, sei tu a non averne in te stessa!!!" qualche pensiero te lo fa sorgere.
Che sia vero che mi sottovaluto? Che sia vero che non credo in me stessa?
E a quel punto succede una cosa strana. Ti guardi dall’esterno. Vedi te stessa creare un multilanguage dinamico per un’agenzia di affitti stagionali con prenotazione online e motore di ricerca che se non fosse stato per Dan non avresti nemmeno saputo da che parte iniziare per joinare ottocentomilioni di tabelle. Vedi te stessa realizzarlo in meno di due settimane lavorando giorno e notte, ogni giorno. Vedi un sito dal valore commerciale di ALMENO 8000 euro venduto per incompetenza a 4000. Vedi che quel sito lo avete fatto SOLO tu ed Elena. Vedi che, quando di un sito da 4000 euro te ne entrano 400 per un lavoro che hai svolto praticamente solo tu, qualcosa sotto sotto inizia a scalciare. Perchè il sito, quel sito, gli occhi per vederlo ce li hai. E capisci di cosa si sta parlando qui. E chissà come, chissà dove, trovi il coraggio di dire tutto quello che pensi. Con tranquillità, puntualità, correttezza. Senza rabbia, aggressività o emotività. Anche se ne avresti motivo. Ma mantieni la calma e, forte del tuo esser dalla parte del giusto, ti scopri ad argomentare le tue motivazioni con assoluta serenità a un boss che ti da ragione senza pensarci nemmeno un secondo. E capisci dalla sua paura di perderti che un valore ce l’hai. E che è molto superiore a quello che tu stessa ti eri data.
Alla fine della giornata lavorativa, alla pirgy, noi tutti dobbiamo mandare un resoconto di quanto s’è fatto e s’ha da fare sul progetto in corso. Ora. Non sarà una miniera d’oro. Avrò il capo vagamente arteriosclerotico e un po’ rintronato. Ci dovremo massacrare per consegnare in tempi disumani ottocentomila siti chè si sa, latitano per mesi e poi arrivano tutti insieme. Ma viva la faccia di lavorare in un ufficio dove, nel diario di bordo inviato a tutto lo staff, boss compreso, puoi scrivere ciUò:
1. Muoio di fame. 2. ER ultimato, dump salvato, db realizzato. 3. Fatta home page (front: richiamo testo; back: inserimento/modifica campo nel db). 4. Impostato il multilanguage, collaudato, testato, funzionante. (Ragazzi che figata!!! :D) 5. Il tutto ovviamente al netto dell’html. Parliamo di purissimo, meravigliosissimo, pulitissimo, ordinatissimo codice @.@ 6. Sono una maniaca, lo so U.U 7. Fatemi sapere per lunedì. (ndBri abbiamo una riunione a Roma da un cliente) 8. Basta. Vado a nutrirmi. Buon weekend! E