Il 28 Novembre 2011 ho iniziato a lavorare presso questa nuova società con la promessa di un contratto di due anni (prima) e uno a tempo indeterminato (poi).
Fra due giorni sono 2 mesi che lavoro qui e di contratti e buste paga ancora nemmeno l'ombra.
Fino a stamattina.
Capo: Ele, prendi il foglio che esce dalla stampante fra 10 secondi e firmalo… è la lettera d'assunzione!
Io: dai??? Fico, iniziavo a non sperarci più!
Capo: il contratto è di 5 mesi come ti avevo detto, il tempo di metter su la nuova società e poi ti assumiamo con quell'altra come ti avevo spiegato
Io: sisi, ricordo
Capo: ah si, c'è una novità…
Io: ?
Capo: il 31 maggio scade questo contratto e facciamo il nuovo a tempo indeterminato!
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Due mesi e mezzo.
Pensare che sembra tanto di più.
Ho iniziato a lavorare da Stefano il 13 Settembre. Ho conosciuto Lui due giorni esatti dopo.
- un cappuccino al ginseng da portar via con latte parzialmente scremato e un cornetto semplice
- x.x
- mi ci mandi se ti chiedo anche una bustina?
- scusa?
- mi ci mandi se ti chiedo una bustina di plastica?
- ah si si
- ah grazie, mi ci mandi!
- come?
- ti ho chiesto "mi ci mandi se ti chiedo una bustina di plastica?" e mi hai risposto di si
- oddio nono scusa, non volevo dire quello
Ha sorriso diventando rosso. Non avevo mai visto prima qualcuno arrossire, credevo fosse una di quelle cose che succede solo nei film. Era proprio arrossito. E non riusciva a smettere di sorridere visibilmente imbarazzato. Al momento di andare via, mi ha salutato con una carezza sulla schiena. Un gesto tanto semplice quanto intimo.
Da quel giorno la colazione al bar è diventata più una scusa per regalarmi un sorriso che per bere il secondo caffè della giornata.
Due settimane fa ho ricevuto una email. Una web agency di Anguillara voleva fissare un colloquio con me. Così. Out of the blue.
Il lavoro da Stefano l'ho sempre considerato provvisorio ma questo alla xpen non l'ho proprio cercato. Dopo i crucchi ho messo in standby la ricerca, anche forse per via di Lui, lo ammetto.
È iniziata con una battuta. È andata avanti con sorrisi e occhiolini complici, con carezze timide e giochi di mani sfiorate. Dopo poco è diventata un "pranziamo insieme". Poi un rapimento pomeridiano in una sala da the. Una sala da the dove il mio ostentato disinteresse si è lasciato ammorbidire dalla curiosità. Le continue attenzioni, la dolcezza, quella timidezza così confortante per me così insicura… e soprattutto la pazienza. Quella sconcertante, incrollabile, rassicurante pazienza. La pazienza di rispettare i miei tempi, la pazienza di comprendere e levigare i miei spigoli più appuntiti. La pazienza di guardarmi con un sorriso tenero e accogliente durante i miei momenti di scazzo cosmici. La pazienza di ascoltarmi parlare del nuovo fantastico lavoro che mi porterà dove ho sempre sognato essere ma privandoci di quella ormai familiare quotidianità.
Ho staccato tardi da Stefano oggi. Ho fatto tardi. Sono dovuta correre ad Anguillara senza nemmeno quei 10 minuti di decompressione che riuscivo sempre a concedermi, anche quando ero indaffaratissima.
Al semaforo davanti al suo bar, ho guardato verso la vetrata ma non sono riuscita a vederlo. Ed è stato allora che è successo.
Ho guidato per 20km ascoltando Arrow dei Mr. Big e pensavo a questi due mesi, a come mi sia ben guardata dal voler definire questa frequentazione, a come ho fatto di tutto pur di non farla diventare un coinvolgimento.
Ho guidato 20km pensando a stamattina, quando l'ho trovato che sfogliava il giornale in cerca di un lavoro ad Anguillara (!!!) e sono stata presa dal panico trattandolo malissimo.
Ho fatto quei 20km pensando a quanto mi piace questo nuovo impiego, a quanto ami l'ambiente, i colleghi, l'ufficio, il lavoro che svolgo.
Ho passato 20km immaginandomi come sarebbe la mia vita se lasciassi che Lui ne facesse veramente parte.
Ed è stato allora che l'ho visto. Alle due di pomeriggio.
Sotto un enorme e caldissimo sole primaverile.
Era lì, che mi guardava.
Un accenno d'alba.
Si parlava di uomini. Mi vien chiesto se il mio problema sia la fiducia negli altri o in me stessa. Rispondo che nelle persone ormai ho serie difficoltà a credere ma che forse una parte di insicurezza nasce anche da me, da quella flebile vocina che mi bisbiglia maligna ogni tanto "cosa ci troverà mai in te?".
Ha un nonsochè di catartico sentirsi rispondere "scherzi? Hai una vaga idea di come si illumina una stanza appena ci metti piede dentro???"
E sarei dovuta andare via venti minuti fa ma continuo a lavorare e a pensare chè mentre lavoro io penso e scrivo, si, scrivo nella mia testa e ho un milione di post da buttare giù. Quello della coccinella, quello dei miei occhiali magici, quello dei verbi arabi, per non parlare di tutti quelli delle conversazioni più o meno surreali degli ultimi due mesi e mezzo che piano piano sto iniziando a postare ma la cosa rischia di creare un minestrone cronologico non indifferente, ergo ci vado con i piedi di piombo… A meno che non decida di fare un mega post di oi dialogoi e buonanotte al secchio.
Per non parlare poi di tutti i post che scrivo mentre guido…
Si, mi servirebbe una vita parallela. O più semplicemente, urge il ritorno del treno!
Per la prima volta mi scivola di mano e lo osservo passare senza affannarmi a rincorrerlo chè non ci giurerei ma… mi è sembrato di vederlo voltarsi a sorridermi…
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PS: pensatemi, domattina. E incrociate fortissimo le dita per me
È incredibile quanto velocemente cambino le cose. O, come in questo caso, le persone. Nello specifico io.
Qualche tempo fa il topo mi disse "è un bene che ti arrabbi quando le cose non sono come le vorresti, significa che stai finalmente capendo che anche tu meriti di essere felice e, cosa più importante, che vuoi esserlo!" Magari non se ne è nemmeno reso conto ma, in una frase striminzita, ha riassunto non solo la mia intera esistenza ma anche la piega che sta prendendo la mia vita. Quella di una che si è sempre accontentata, che non ha mai osato chiedere, che forse non ha mai nemmeno pensato di valere granchè. Quella di una che un giorno si sveglia e inizia a pretendere ciò che SA di meritare. O anche no. Magari pretende solo ciò che vuole. A prescindere che lo meriti o meno. Il punto è che non si accontenta più.
Ho sempre avuto enormi difficoltà a parlare di soldi. Il compenso, nella mia testa, dava un valore a me, al mio lavoro, un valore che dovevano esser gli altri a stabilire, non io. Come quando a scuola ti chiedevano di darti un voto da solo. Non sono mai riuscita ad andare oltre il 6. Poi un giorno il boss ha assunto Elena. E lei ha iniziato a dire che il mio è un lavoro qualificato e quello che io faccio, e come lo faccio, vale almeno il quintuplo di quello che viene valutato alla pirgy. E sentirsi anche dire da una semi-sconosciuta "Ah io non ho dubbi che risolverai il problema. Sei un genio, solo che ancora non lo sai! Io ho piena fiducia in te, sei tu a non averne in te stessa!!!" qualche pensiero te lo fa sorgere.
Che sia vero che mi sottovaluto? Che sia vero che non credo in me stessa?
E a quel punto succede una cosa strana. Ti guardi dall’esterno. Vedi te stessa creare un multilanguage dinamico per un’agenzia di affitti stagionali con prenotazione online e motore di ricerca che se non fosse stato per Dan non avresti nemmeno saputo da che parte iniziare per joinare ottocentomilioni di tabelle. Vedi te stessa realizzarlo in meno di due settimane lavorando giorno e notte, ogni giorno. Vedi un sito dal valore commerciale di ALMENO 8000 euro venduto per incompetenza a 4000. Vedi che quel sito lo avete fatto SOLO tu ed Elena. Vedi che, quando di un sito da 4000 euro te ne entrano 400 per un lavoro che hai svolto praticamente solo tu, qualcosa sotto sotto inizia a scalciare. Perchè il sito, quel sito, gli occhi per vederlo ce li hai. E capisci di cosa si sta parlando qui. E chissà come, chissà dove, trovi il coraggio di dire tutto quello che pensi. Con tranquillità, puntualità, correttezza. Senza rabbia, aggressività o emotività. Anche se ne avresti motivo. Ma mantieni la calma e, forte del tuo esser dalla parte del giusto, ti scopri ad argomentare le tue motivazioni con assoluta serenità a un boss che ti da ragione senza pensarci nemmeno un secondo. E capisci dalla sua paura di perderti che un valore ce l’hai. E che è molto superiore a quello che tu stessa ti eri data.
Ormai sfioriamo quasi l’anno e mezzo. Eppure, dopo tutto questo tempo, ancora mi capita di emozionarmi al pensiero che domani lo rivedrò. Sarà che lontani per quasi 4 settimane, prima, non ci eravamo mai stati. Sarà che da un po’ di tempo le cose vanno così bene che quasi stento a crederci. Sarà che sono scema. Sarà quel che sarà. Io so che domani sera Lui torna a casa e mi sento come se dovessi andare a fare un esame.
I’ll light the fire You put the flowers in the vase That you bought today
Un piede dietro l’altro, un passo dopo l’altro. Così, dicono, si raggiungono le mete, si percorrono le più sconfinate distanze. Con rischi indicibili e traversie innumerevoli. No, quello è un altro film. Il mio, di film, sembra fermo al titolo. È solo che piove. Già. Oggi piove. E non è che il fatto in sè sia poi così degno di nota. È il contorno, semmai, a esserlo. Degno di nota, dico. Penso a quanto meraviglioso potrebbe essere questo momento. Se solo…
Staring at the fire For hours and hours While I listen to you Play your love songs All night long for me Only for me
Mi ricordo di qualche anno fa. Il chi sarei stata, come ci sarei arrivata, cosa avrei fatto e molti altri dettagli erano lasciati al caso. A non esserlo, era Lei. Una vera e propria costante. Posso andare indietro negli anni fino al 2oo5 tranquillamente e vedermi che ne parlo con l’orso. Mostro foto, bozzetti, progetti, sogni a occhi aperti. Era lì che volevo arrivare.
Come to me now And rest your head for just five minutes Everything is good Such a cosy room The windows are illuminated By the sunshine through them Fiery gems for you Only for you
Sono passati tanti anni da allora. Molte cose sono successe. Le persone che vedevo nel quadretto sono cambiate. O meglio, son passata dal vedermici sola al riuscire a contemplare la presenza di una seconda persona (oltre ai millemila gatti – of course!). Eppure, quando chiudo gli occhi, ancora mi ritrovo catapultata dentro quel sogno. Non so dove sia quel posto ma so che è lì che voglio andare e so anche che, il giorno in cui potrò finalmente chiamarlo casa, non arriverà mai troppo presto!
Our house is a very, very fine house With two cats in the yard Life used to be so hard Now everything is easy ‘Cause of you